Il corriere – The Mule

(The Mule)

Regia di Clint Eastwood

con Clint Eastwood (Earl Stone), Bradley Cooper (Colin Bates), Dianne Wiest (Mary Stone), Laurence Fishburne (Agente Capo), Michael Pena (Agente Trevino), Andy Garcia (Laton), Alison Eastwood (Iris Stone), Taissa Farmiga (Ginny Stone), Ignacio Serricchio (Julio), Victor Rasuk (Rico), Clifton Collins Jr. (Gustavo).

PAESE: USA 2019
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 116’

Orticoltore novantenne, costretto a chiudere l’attività che aveva da una vita, si ritrova solo (in famiglia non è ben visto) e senza un soldo. Si improvvisa corriere della droga e diventa uno dei migliori nel suo campo.

A dieci anni di distanza da Gran Torino, Eastwood torna a recitare in un suo film (l’unica prova d’attore in questo decennio è stata Di nuovo in gioco, interpretato “per amicizia” verso l’esordiente Robert Lorenz, suo produttore) e ad affidarsi allo sceneggiatore Nick Schenk, che stavolta adatta un articolo di Sam Dolnik apparso sul New York Times e intitolato The Sinaloa Cartel’s 90-year-old Drug Mule, storia vera di un corriere della droga novantenne di nome Leo Earl Sharp. Nonostante un battage pubblicitario che lo presentava come una sorta di Gran Torino parte seconda, siamo tutto sommato lontani dal film-testamento: certo, la storia di Earl e quella di Eastwood hanno più di un punto in comune (uno su tutti, il desiderio di continuare a lavorare nonostante l’età avanzata), ma stavolta il registro non è quello drammatico/funereo del film precedente, bensì quello della commedia scanzonata che sa essere molto divertente nonostante affronti temi seri. E dunque la vera assonanza meta-filmica tra Earl e Clint pare più profonda di ciò che sembrerebbe, ovvero: a quasi novant’anni entrambi hanno deciso di fare qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che hanno fatto in precedenza, il primo improvvisandosi corriere per il cartello, il secondo mettendosi alla prova – sia come regista che come interprete – coi tempi della commedia.

E così il vecchio Clint balla, canta, fa battute da commedia sofisticata, il tutto non nascondendo il proprio corpo invecchiato ma sul quale, nonostante gli anni, si scorge ancora l’andatura fiera del cow boy di un tempo. La seconda parte – con redenzione in extremis, riflessione sul fatto che si debba dedicare tempo alla famiglia e conseguente lezione di vita al personaggio di Cooper affinché non commetta i medesimi errori – è banalotta e inferiore alla prima, ma il film convince per la grazia del tocco, la performance degli attori (ottimo Eastwood, ancora una volta doppiato dal grande Michele Kalamera, ma straordinaria la Wiest), la forza simbolica di molte pagine, la leggerezza con cui riesce a riflettere su temi profondi e sempre attuali. Nonostante l’appoggio alle politiche di Trump, Eastwood non nasconde la propria simpatia verso i messicani e un’inaspettata antipatia verso le forze dell’ordine (escluso ovviamente il personaggio di Cooper). Ottime musiche di Arturo Sandoval. Inevitabile il confronto con l’ottimo Old Man & The Gun con Robert Redford, che affronta temi simili.

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