Quando la moglie è in vacanza

(The Seven Year Itch)

Regia di Billy Wilder

con Tom Ewell (Richard Sherman), Marilyn Monroe (La ragazza), Evelyn Keyes (Helen Sherman), Robert Strauss (Signor Gaetano), Oskar Homolka (Dottor Brubaker), Marguerite Chapman (Miss Morris, la segretario), Sonny Tufts (Tom MacKenzie), Victor Moore (l’idraulico).

PAESE: USA 1955
GENERE: Commedia
DURATA: 105’

Come ogni estate, l’impiegato newyorkese Richard Sherman spedisce moglie e figlio in villeggiatura lontano dalla calura cittadina per dedicarsi a noiose faccende lavorative. La sua routine sarà però turbata da una procace vicina di casa che mette a dura prova la sua fedeltà…

Da un lavoro teatrale di George Axelrod, adattato dallo stesso Wilder, una delle più celebri commedie USA degli anni cinquanta che racconta la voglia di fuga dell’americano medio e riflette su un tema tipico del cinema del regista: nonostante una marea di convenzioni sociali che cercano di farci passare per esseri superiori e civili, restiamo di fatto gli animali che siamo. Altro tema forte – incarnato da simulacri ben precisi, come la pagaia (che continua a non venire spedita al figlio) e i tappeti (che continuano a non essere sbattuti) – è quello del desiderio inappagato: nonostante qualche bacino, il tradimento non viene consumato. È anche uno dei film più meta-testuali del regista, non soltanto per le citazioni (da Il mostro della laguna nera a Da qui all’eternità) e le auto-citazioni (a un ospite insistente, Richard dice che in cucina potrebbe esserci nascosta… Marilyn Monroe!), ma anche perché spingendo Marilyn a interpretare sé stessa (o meglio, ciò che lei è nell’immaginario del pubblico) riflette su quanto l’industria dello spettacolo condizioni le abitudini sessuali e i desideri degli uomini. Macchina da presa mobilissima e perfettamente a suo agio col CinemaScope, dialoghi straordinari e una serie di impagabili allusioni sessuali davvero audaci. Ottimo Ewell, già interprete della versione teatrale, e perfetta la Monroe in quello che è probabilmente il ruolo più iconico della sua carriera (la scena in cui le si alza la gonna mentre è sulla grata della metropolitana è una delle più note della storia del cinema). Nonostante lo sguardo sia per certi versi più sconsolato che divertito, è ancora oggi uno dei suoi film più esilaranti, cinici, graffianti. Il titolo originale significa letteralmente “il prurito del settimo anno”, riferimento alla teoria secondo cui ogni matrimonio entra in crisi dopo sette anni.

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