Il lungo addio

(The Long Goodbye)

Regia di Robert Altman

con Elliott Gould (Philip Marlowe), Nina Van Pallandt (Eileen Wade), Sterling Hayden (Roger Wade), Mark Rydell (Marty Augustine), Henry Gibson (Dottor Verringer), David Harkin (Harry), Jim Bouton (Terry Lennox).

PAESE: USA 1973
GENERE: Noir
DURATA: 112′

A Los Angeles, il detective privato Philip Marlowe si trova suo malgrado coinvolto in un caso di omicidio/suicidio. Sentendo puzza di bruciato, si avventura tra le colline di Hollywood fino a scoprire un’agghiacciante verità.

Tratto dal romanzo omonimo (1953) di Raymond Chandler, adattato con alcune significative libertà da Leigh Brackett (Il grande sonno, Un dollaro d’onore), il nono film di Altman è un noir funereo e crepuscolare, secondo alcuni “l’ultimo grande noir” del cinema americano, canto del cigno di un genere e dei suoi antieroi. Il prologo (memorabile) si apre con un Marlowe dormiente che sembra essere stato addormentato per vent’anni, dal 1953 del romanzo al 1973 del film: spaesato, spesso passivo, si trascina annoiato in un mondo in cui virtù come l’onestà e la lealtà sembrano totalmente assenti, un pesce fuor d’acqua che con la sua presenza anacronistica sottolinea l’abbrutimento di una società sempre più fasulla e priva di valori. Il colpo di pistola finale – il più “morale” della storia del cinema (R. Escobar) – è l’ultimo sussulto di vita prima di una ineluttabile sconfitta. Altman va e viene dagli stereotipi chandleriani (si veda come viene presentato Marlowe, intento a cercare il cibo per la gatta, e poi si pensi a come viene presentato Bogart negli stessi panni), e concepisce un affresco tanto folle quanto veritiero di questi assurdi tempi nostri. La sua regia sfrutta gli spazi riflettenti (soprattutto le finestre) per creare visioni su più piani e ribadire la solitudine del protagonista, un grandissimo Gould (fortemente voluto dal regista). Memorabile galleria di personaggi in cui spiccano lo scrittore in stile Hemingway di Hayden e il gangster nevrotico di Rydell. Piccola parte per Arnold Schwarzenegger come bodyguard. Grandissima fotografia di Vilmos Zsigmond, che rende poetica la notte e terribilmente squallido il giorno, e ottime musiche di John Williams tra le quali spicca The Long Goodbye cantata da Johnny Mercer. Film da scuola del cinema, sia per ciò che dice sia per come lo dice. Cinico, pessimista, ma non privo di una sottile ironia beffarda. Insomma, imperdibile.

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