Chernobyl

(Chernobyl)

Regia di Johan Renck

con Jared Harris (Valerij Alekseevic Legasov), Stellan Skarsgard (Boris Shcherbina), Emily Watson (Ulana Khomyuk), Paul Ritter (Anatoly Dyatlov), Jessie Buckley (Lyudmilla Ignatenko), Adam Nagaitis (Vasily Ignatenko), Con O’Neill (Viktor Bryukhanov), Adrian Rawlins (Nikolai Fomin), Barry Keoghan (Pavel Gremov), Sam Troughton (Akimov), Robert Emms (Toptunov).

PAESE: USA, Gran Bretagna 2019
GENERE: Drammatico
DURATA: Cinque episodi da 60′ – 72′

La notte del 26 aprile 1986, durante un test di sicurezza, esplode il nocciolo del reattore n° 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina (ai tempi sotto l’Unione Sovietica). Mosca minimizza l’accaduto, ma la commissione istituita per indagare sul disastro, capeggiata dal professor Valerij Legasov, scopre che occorre agire subito per evitare una catastrofe ben peggiore che potrebbe coinvolgere non soltanto l’Ucraina e la Russia, bensì il mondo intero…

Prodotta da HBO e Sky, una miniserie in cinque episodi che ripercorre, in maniera molto realistica e fedele ai fatti, la storia del più grave incidente nucleare della storia. Basato sui resoconti degli abitanti di Prip’jat, raccolti dalla scrittrice Svetlana Alexievich nel libro Preghiera per Chernobyl, ma anche sugli atti dei processi e sulle migliaia di pagine redatte dalla comunità scientifica mondiale, è un viaggo all’inferno che lascia esterrefatti, scossi, emotivamente distrutti. Anche perché, eccezion fatta per qualche rar(issim)a e perdonabile aggiunta “drammatica”, tutto ciò che mostra è assolutamente VERO. Riesce ad avere la suspense di un thriller senza mai sprofondare nel sensazionalismo; ricostruisce gli eventi in maniera precisa senza mai cedere all’enfasi oratoria o nalla retorica; lungo i cinque episodi dipinge una lucida parabola sugli abomini del potere e, più in generale, sulla verità. E sul perché, spesso, l’uno e l’altra fatichino ad andare d’accordo.

Girata in Lituania, tra i sobborghi di Vilnius (scelti per la loro architettura “sovietica”) e la centrale nucleare in disuso di Ignalina (molto simile a quella di Chernobyl), la serie vanta una regia sobria ed originale (memorabile il pianosequenza sul tetto del reattore, ma sono molti i passi da scuola del cinema – esatto, “cinema”, non “televisione”) e una sceneggiatura impeccabile che raramente cede agli stereotipi o al facile melodramma. Straordinarie prove di Harris, Skarsgard e della Watson, l’unica alle prese con un personaggio inventato (che racchiude in sé il lavoro di decine di scienziati diversi). L’ideatore della serie Craig Mazin è diventato famoso negli ultimi anni per le sceneggiature di Scary Movie 4, Superhero, Una notte da leoni 2 e 3: degustibus, ma con questa Chernobyl ha fatto un notevole passo avanti. Da far vedere nelle scuole, ma solo ai più grandini. Da vedere.

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