Che fine ha fatto Baby Jane?

(What ever happened to Baby Jane?)

Regia di Robert Aldrich

con Bette Davis (Jane Hudson), Joan Crawford (Blanche Hudson), Maidie Norman (Elvira, la domestica), Victor Buono (Edwin Flagg, il musicista), Anna Lee (Mrs. Bates), Barbara Davis Hyman (la figlia di Mrs. Bates), Marjorie Bennett (Dehlia Flagg), Robert Cornthwaite (dottor Shelby).

PAESE: USA 1962
GENERE: Thriller
DURATA: 137′

Nel 1919 la piccola Baby Jane Hudson è una bambina prodigio che canta e danza riempiendo i teatri di tutta America. Quindici anni dopo, ad essere sulla cresta dell’onda è sua sorella Blanche, diva del cinema. Un drammatico incidente rende instabile Jane e costringe Blanche su una sedia a rotelle. Divenute anziane, vivono segregate in una villa coltivando un rapporto simbiotico malato che porta Jane alla follia…

Dal romanzo (1960) di Henry Farrell, adattato da Lukas Heller, un thriller psicologico perverso e inquietante che ha fatto scuola. Nonostante echi di Welles (la costruzione dell’inquadratura che sfrutta la profondità di campo, il barocchismo scenografico, l’espressionismo luministico, le riprese dal basso per “schiacciare” le protagoniste contro i soffitti e trasmettere l’atmosfera claustrofobica) e Hitchcock (il tema del doppio, enfatizzato dai continui giochi di specchi, la figura della vicina di casa impicciona), il suo parente più stretto è probabilmente Viale del tramonto (1950) di Wilder: per il gioco meta-cinematografico (i vecchi film con protagoniste Jane e Blanche sono veri vecchi film della Davis e della Crawford), per lo sguardo caustico sul mondo dello spettacolo, per l’ambigua costruzione dei rapporti tra personaggi (una vecchia che vive nei miti del passato ritrova la vita grazie ad un giovane che, tuttavia, è più interessato ai soldi che a lei), per il finale in cui la protagonista si cimenta in un ultimo, surreale numero.

Dalla sua Aldrich ci mette l’asciuttezza registica (la suspense è memorabile, e spesso è ottenuta con niente), l’attitudine al macabro e al gran guignolesco e un senso del fotogramma davvero ammirabile. La sua è una riflessione amara: il sogno del successo è diventato a tutti gli effetti un incubo. La storia non sempre risulta credibile, ma che tiro! Tiene incollati allo schermo per più di due ore, e rimane ancora oggi un film di grande modernità, soprattutto stilistica. Il colpo di scena finale – assolutamente geniale – è più ambiguo di quanto sembri. Straordinarie performance delle due attrici di testa, soprattutto della Davis che ci regala uno dei personaggi femminili più inquietanti della storia del cinema. Fu nominato a ben cinque premi Oscar ma vinse soltanto quello per i migliori costumi. Il film con la Crawford che si vede in TV è Tormento (1934) di Clarence Brown, quello con la Davis che guardano i produttori è Uomini nello spazio (1933) di Alfred E. Green. Un dimenticabile remake televisivo nel 1991 con le sorelle Redgrave. Nel 2017 è uscita invece Feud, una serie TV di otto puntate che racconta la realizzazione del film e la rivalità professionale tra la Crawford (interpretata da Jessica Lange) e la Davis (Susan Sarandon). Memorabile.

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