Anche libero va bene

Regia di Kim Rossi Stuart

con Alessandro Morace (Tommaso Benetti), Kim Rossi Stuart (Renato Benetti), Barbora Bobulova (Stefania Benetti), Marta Nobili (Viola Benetti).

PAESE: Italia, Slovacchia 2005
GENERE: Drammatico
DURATA: 108′

Tommaso, 11 anni, vive in un quartiere popolare con la sorella Viola, poco più grande, e col padre Renato, operatore cinematografico che si sta mettendo in proprio. Nonostante le esplosioni di rabbia di quest’ultimo, eterno immaturo scontento e frustrato, il trio è unito e, in qualche modo, sereno. L’improvviso ritorno a casa della mamma Stefania, perennemente in fuga da tutto e da tutti, mina gli equilibri tra famigliari…

Notevole esordio registico di Rossi Stuart, anche sceneggiatore con Linda Ferri, Federico Starnone e Francesco Giammusso. Ben si inserisce nella tradizione italiana dei film sull’infanzia, ma forse il modello di riferimento è francese: come I 400 colpi di Truffaut, racconta le difficoltà comunicative tra il mondo dei bambini e il mondo degli adulti sottolineando quanto la solitudine – fisica, affettiva, sociale – dei primi sia quasi sempre causata dall’immaturità dei secondi. È Tommaso il vero adulto, ed è lui che alla fine accetta il padre perdonandolo non tanto per quello che fa, ma per quello che è (e non è). Ognuno si porta dietro il proprio bagaglio di dolore, ed è solo aprendolo e guardandoci dentro che si resta in piedi. È forse proprio questo il senso dell’ultima inquadratura in cui Tommy si abbandona ad un pianto disperato, sull’autobus, dopo aver aperto la lettera della madre. Rossi Stuart regista è abile a raccontare questa infanzia difficile in maniera iperrealistica e, soprattutto, senza mai scivolare nel piagnucoloso o nell’enfasi oratoria, mentre Rossi Stuart interprete si rivela assai coraggioso a rinunciare alla propria immagine di bello immergendosi in un personaggio sgradevole e complesso che si arrabbia con la bava alla bocca, scoreggia, addirittura bestemmia, salvo poi diventare un agnellino che farebbe qualsiasi cosa per i suoi figli. Questo padre così snaturato è condannabile? Probabilmente sì, ma almeno lui c’è. All’atmosfera di realismo che si respira per tutto il film contibuiscono non poco le performance degli attori, specialmente quella del giovanissimo Morace che, diretto benissimo, ruba la scena a tutti soltanto con uno sguardo. Il suo continuo vagabondare sul tetto del palazzo è una delle trovate più efficaci del film: lassù, come nella vita di tutti i giorni, si scopre vivo sfidando la paura di cadere, guardandola in faccia senza timore. Titolo geniale e coerente col senso del film, belle musiche della Banda Osiris. Un David di Donatello e un Nastro D’Argento a Rossi Stuart, entrambi per il miglior regista esordiente. Un film difficile ma importante.

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