La giuria

(Runaway Jury)

Regia di Gary Fleder

con John Cusack (Nicholas Easter), Gene Hackman (Rankin Fitch), Dustin Hoffman (Wendall Rohr), Rachel Weisz (Marlee), Bruce McGill (giudice Harkin), Bruce Davison (Durwood Cable), Jeremy Piven (Lawrence Green), Nick Searcy (Doyle), Stanley Anderson (Henry Jankle), Gerry Bamman (Herman Grimes), Cliff Curtis (Frank Herrera), Jennifer Beals (Vanessa Lembeck), Bill Nunn (Lonnie Shaver), Luis Guzman (Jerry Hernandez), Nestor Serrano (Janovich), Leland Orser (Lamb).

PAESE: USA 2003
GENERE: Thriller
DURATA: 127′

La moglie di un uomo ammazzato durante una sparatoria cita in tribunale l’azienda produttrice di armi che ha costruito e distribuito la pistola che, imbracciata da un folle, l’ha resa vedova. La aiuta l’idealista avvocato Wendall Rohr, che crede nel trionfo della verità e deve battersi con l’esperto, cinico “consulente per giurie” Rankin Fitch, che lavora per la difesa e cerca – con ogni mezzo – di pilotare i giurati verso un verdetto che vada bene ai produttori di armi, suoi datori di lavoro. A complicare il lavoro di quest’ultimo, però, arriva il misterioso giurato Nick Easter, che sembra a sua volta voler pilotare la giuria dall’interno…

Dall’omonimo romanzo di John Grisham, adattato da Brian Koppelman, David Levien, Rick Cleveland e Matthew Chapman, un robusto legal thriller che appassiona per due ore senza il minimo cedimento. Il colpo di scena finale è tutto sommato prevedibile, ma il modo in cui il racconto si dipana tra cambi di prospettiva, confronti serrati e colpi di scena è assolutamente efficace. Nel romanzo la causa era contro un’azienda di tabacco, qui contro un’azienda che produce armi: una scelta azzeccata che rende il film, oltre che un ottimo giallo, uno riuscito atto d’accusa verso le leggi americane che rendono troppo facile la proliferazione delle armi da fuoco. Altra differenza con il libro: l’ambientazione passa da Biloxi (Texas) a una fascinosa, inedita New Orleans. Fleder ci mette una regia asciutta e funzionale, ben sostenuta dal montaggio incalzante di William Steinkamp e dalla fotografia dell’esperto Robert Elswitt, ma anche (o soprattutto) da un cast imponente sia per quantità che per qualità. I due mostri sacri Hackman e Hoffman appaiono per la prima volta nello stesso film, e l’unica scena in cui condividono la medesima inquadratura – quella nei bagni del tribunale – è un pezzo di grande cinema.

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