Il gladiatore

(Gladiator)

Regia di Ridley Scott

con Russell Crowe (Massimo Decimo Meridio), Joaquin Phoenix (Commodo), Connie Nielsen (Augusta Lucilla), Oliver Reed (Proximo), Richard Harris (Marco Aurelio), Derek Jacobi (senatore Gracco), Djimon Hounsou (Juba), David Schofield (senatore Falco), Tomas Arana (Quinto), John Shrapnel (senatore Gaio), David Hammings (Cassio).

PAESE: USA, Gran Bretagna 2000
GENERE: Avventura
DURATA: 155’

Dopo l’ennesima vittoria contro i barbari, l’anziano imperatore Marco Aurelio chiede al valoroso generale Massimo di succedergli al trono. L’impulsivo Commodo, figlio legittimo dell’imperatore, non la prende bene: dopo aver ucciso il padre, ordina il massacro di Massimo e della sua famiglia. Riuscito a fuggire, l’ex generale diventa un gladiatore. Il suo unico scopo diventa quello di tornare a Roma per uccidere Commodo. Arriverò al Colosseo a lottare contro le tigri.

Da un soggetto di David Franzoni, rimaneggiato dagli sceneggiatori John Logan e William Nicholson (anche se pare che l’idea provenga dal romanzo del 1958 Quelli che stanno per morire di Daniel P. Mannix), un kolossal multimilionario che riportò in voga i film in costume sull’impero romano (peplum) che tanto andavano negli anni ’10 del novecento e che tornarono di moda (col Technicolor) negli anni sessanta. Critici e soprattutto storici lo hanno demolito senza pietà, ed effettivamente è indifendibile sia per quanto riguarda l’affresco d’epoca (scritte sbagliate, edifici costruiti secoli dopo, costumi inventati) che per quanto riguarda la costruzione dei personaggi (Marco Aurelio liberal e pro-repubblica? Commodo assassino schizofrenico e incestuoso?). Tuttavia, è difficile non accorgersi che l’intento di Scott non è quello di raccontare minuziosamente usi e costumi della Roma imperiale, quanto rievocare i film su Roma, la loro propensione all’epica e la loro capacità di meravigliare. Insomma, un lavoro meta-testuale più vicino a Leone e a Tarantino piuttosto che alla Storia con la S maiuscola. La sceneggiatura è prevedibile e piena di buchi, ma è innegabile che il film appassioni e coinvolga; riuscendo anche a riflettere in maniera intelligente sui meccanismi che ieri come oggi regolano il rapporto tra politica e spettacolo. Molte le sequenze entrate nell’immaginario comune, ma le scene d’azione non sono così straordinarie come si disse all’epoca (anzi, spesso si basano sulla confusione piuttosto che su coreografie studiate). Crowe, doppiato in maniera magistrale da Luca Ward, vinse un Oscar e fu consacrato come divo del momento, ma la scena gliela ruba spesso il cattivissimo Phoenix. All’ottenimento dell’epica constribuisce non poco l’immortale colonna sonora di Hans Zimmer. Nel ruolo del figlio di Massimo si scorge Giorgio Cantarini, il bambino de La vita è bella di Benigni. Altri quattro premi Oscar: film, sonoro, costumi, effetti visivi. Le scene che mostrano i campi elisi e la tenuta in cui vive la famiglia di Massimo sono girate in Toscana (e si vede!).

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