Nosferatu il vampiro

(Nosferatu, eine Symphonie des Grauens)

Regia di Friedrich Wilhelm Murnau

con Max Schreck (Conte Orlok), Gustav von Wangenheim (Hutter), Greta Schroeder (Ellen), Alexander Granach (Knock), George H. Schnell (Harding), Ruth Landshoff (Annie), John Gottowt (Professor Bulwer), Gustav Botz (dottor Sievers), Max Nemetz (capitano del Demeter).

PAESE: Germania 1922
GENERE: Horror
DURATA: 84′

1838. Il giovane agente immobiliare Hutter parte da Wisborg (Germania) verso i Carpazi per concludere un affare col misterioso conte Orlok. Non sa che si tratta di un vampiro, e che il suo obiettivo è quello di raggiungere l’Europa per spargere la peste. Lo fermerà, sacrificandosi, proprio la moglie di Hutter, la giovane Helen…

Il decimo film del tedesco Murnau (1888 – 1931) è la seconda opera audiovisiva tratta dal celeberrimo romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, la prima giunta fino a noi perchè la precedente (il film ungherese Dracula halàla, del 1921) risulta oggi perduta. Allo sceneggiatore Henrik Galeen fu chiesto di ispirarsi a Stoker cambiando però i nomi dei personaggi e le ambientazioni, perché la casa produttrice – la piccola Prana Film – non possedeva i diritti del romanzo. La parentela con esso era tuttavia così evidente che, in seguito alla denuncia della vedova dello scrittore (la signora Florence Balcombe), il film venne giudicato illegale e ne venne ordinata la totale distruzione. Non solo: la piccola Prana, costretta a versare ingenti risarcimenti, dovette chiudere per bancarotta, rendendo di fatto Nosferatu la sua unica produzione terminata. Per nostra fortuna la sentenza ufficiale arrivò soltanto nel 1925, e dunque qualche copia del film (soprattutto quelle destinate ai mercati esteri) continuò a girare e riuscì a giungere fino a noi. Girato quasi tutto in esterno e in luoghi reali (Germania e Slovacchia), con appena una macchina da presa (l’operatore era Fritz Arno Wagner), il film è oggi considerato un capolavoro del cinema espressionista e uno dei primi veri, grandi horror della storia.

Grazie ai costumi e alle scene di Albin Grau, grande esperto di esoterismo, e alla regia innovativa ed evocativa di Murnau, l’atmosfera del film appare ancora oggi particolarmente inquietante e malata, e la sua potenza metaforica offre moltissime chiavi di lettura: psicanalitica (la fascinosa presenza di Orlok svela la sessualità repressa dei coniugi Hutter e della società in cui vivono), storico-politica (in una società instabile e colma di paure collettive, Nosferatu sembra lo spettro anticipatore della piaga del nazismo e della seconda guerra mondiale), filosofica (come sottolineano le tantissime riprese di animali, il vampiro è un prodotto della natura e, dunque, è un essere al di là del bene e del male). Alla lucida critica di Stoker – per il quale la figura del vampiro serviva per criticare le regole sociali e morali della perbenista Londra vittoriana – Murnau sovrappone la sua personale visione delle cose (e del cinema) che parte dal romanticismo (il tema dell’ineluttabilità) e arriva ad un pessimismo radicale che non concede catarsi (l’unico omologo stokeriano che manca nel film è quello di Van Helsing, ovvero il bene che può fermare il male). Ottima colonna sonora originale di Hans Erdmann e fenomenale fotografia di Wagner che riesce a rendere inquietante persino un bosco di alberi od una piazza e a giocare con le ombre in modo incredibile (avete presente la sagoma di Nosferatu che sale le scale? Merito suo).

Per constatare quanto quest’opera abbia influenzato il cinema venuto dopo basterebbe dire che l’idea che i vampiri temano la luce (idea oggi unanimemente riconosciuta in ambito narrativo) viene proprio da qui: non è presente in Stoker e non era presente nella sceneggiatura di Galeen, ma Murnau la improvvisò per differenziare il finale da quello del romanzo. In giro si trovano parecchie versioni di Nosferatu, alcune virate in blu (scene di notte) e giallo (scene diurne o interni), altre coi nomi dei personaggi “corretti” (e con Wisborg che diventa Brema). Il titolo deriva probabilmente dalla parola nosferat, che in romeno significa “non spirato”. Attorno al film sorsero una serie di leggende, soprattutto riferite all’attore che interpreta il conte Orlok: secondo alcuni si trattava di un vero vampiro (Max Schreck, in tedesco, significa qualcosa come massimo spavento), secondo altri dello stesso Murnau pesantemente truccato. Ovviamente si tratta di teorie prive di fondamento (Schreck ebbe una luminosa carriera, soprattutto teatrale, prima e dopo il film), ma ciò nonostante nel 2000 uscì il fosco L’ombra del vampiro di E. Elias Merhige, in cui John Malkovich (nei panni di Murnau) e Willem Dafoe (in quelli di Schreck) danno adito alla versione “sovrannaturale”. Nel 1979 Werner Herzog ne girò una rilettura con Nosferau – Il principe della notte, nel quale il conte Orlok è interpretato da Klaus Kinski. Immortale.

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