Turbo Kid

(Turbo Kid)

Regia di Francois Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell

con Munro Chambers (Il ragazzo), Laurence Leboeuf (Apple), Michael Ironside (Zeus), Edwin Wright (Skeletron), Aaron Jeffery (Frederick), Romano Orzari (Bagu), Anouk Whissell (la madre), Francois Simard (il padre).

PAESE: Canada 2015
GENERE: Fantascienza
DURATA: 93′

In un 1997 post-apocalittico governato da violenza e miseria, il bene più prezioso che si possa trovare è l’acqua potabile. Senza risorse energetiche disponibili, i sopravvissuti si spostano in bicicletta e vivono in accampamenti di fortuna. Un giovane orfano appassionato di fumetti incontra una stramba ragazzina e con lei si ritrova a dover lottare contro il malvagio Zeus, leader di una banda di predoni assassini…

Primo lungometraggio del trio di giovani registi canadesi conosciuto come RKSS, ampliamento del loro corto T is for Turbo del 2011. Un omaggio al cinema degli anni ottanta (e agli anni ottanta in generale) che continua l’operazione nostalgia di film come Super 8 (2011) di J.J. Abrams e anticipa di qualche mese l’acclamato esordio di Stranger Things (2016), vero e proprio manifesto di questo nuovo (e assai redditizio) tipo di intrattenimento. Stavolta lo stratagemma per fare un film che pare uscito dai patinati eighties è funzionale alla trama: l’apocalisse è avvenuta negli anni ottanta, e quindi in questo 1997 del futuro tutto – oggetti, design, immaginario – è rimasto fermo a quel decennio. Il film non fa nulla per nascondere i propri illustri modelli, che vanno ovviamente da Mad Max a Fuga da New York, passando per Soylent Green e addirittura per il disneyano Wall-e, ma il divertimento è fresco e frizzante, con inaspettate e godibili esplosioni di gore estremo e parecchie sequenze efficaci, assai ben realizzate nonostante un budget visibilmente ridotto. In Mad Max si lottava per la benzina, in Turbo Kid ci si scanna per l’acqua: scelta narrativa azzeccata perché porta ad un’ambientazione mai vista nella sci-fi post apocalittica, in cui TUTTI (adulti e ragazzini, buoni e cattivi) si spostano… in bicicletta. La battaglia finale è un pò troppo tirata per le lunghe, ma nel complesso il fumettone convince e appassiona. Bravi i giovani protagonisti e memorabile il personaggio di Apple, che ha le gag e le battute migliori. Ironside, alle prese con un personaggio che scimmiotta il Dennis Hopper di Waterworld, tratteggia un cattivo perfettamente nelle sue corde. Le musiche, decisamente “in tema”, sono di Jean-Nicolas Leupi e di Jean-Philippe Bernier, quest’ultimo anche direttore della fotografia. Da vedere, ma i deboli di stomaco si astengano.

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