Dolor y gloria

(Dolor y Gloria)

Regia di Pedro Almodovar

con Antonio Banderas (Salvador Mallo), Asier Etxeandia (Alberto Crespo), Penélope Cruz (Jacinta), Leonardo Sbaraglia (Federico), Nora Navas (Mercedes), Julieta Serrano (Giacinta anziano), Asier Flores (Salvador bambino), César Vicente (Eduardo), Cecilia Roth (Zulema), Raul Arevalo (padre), Pedro Casablanc (dottor Galindo).

PAESE: Spagna 2019
GENERE: Drammatico
DURATA: 112′

Solitario e depresso, funestato da una serie di dolori fisici che gli impediscono di lavorare, il regista sessantenne Salvador Mallo trova sollievo soltanto nel ricordare la propria infanzia, vissuta a stretto contatto con la madre Giacinta. Dopo uno screzio – l’ennesimo – avuto con l’attore Alberto (già protagonista del suo film più noto, Sabor), Salvador decide di regalargli le sue memorie (dal titolo adiccion, dipendenza) affinché ne faccia uno spettacolo teatrale. Nonostante l’iniziale titubanza, la scelta si rivelerà salvifica per il regista: proprio grazie allo spettacolo ritroverà un vecchio amante cui non aveva mai detto addio, smetterà con l’eroina e, forse, troverà il modo di tornare a lavorare…

Di una filmografia dalle forti tinte autobiografiche, Dolor y gloria, ventiduesimo film del regista de La Mancia, è probabilmente l’opera più autobiografica e personale (“tutto quello che del film non ho vissuto, potrei però averlo vissuto”), e non soltanto perché il personaggio di Salvador è – anche fisicamente – esplicitamente ispirato a lui. Lo è anche e soprattutto per l’importanza che attribuisce alla figura delle madri – riflessione iniziata molti anni orsono con Carne trémula, se non prima – e per il discorso sul potere salvifico del cinema e dell’arte in generale: l’atto artistico è il modo prediletto per rivivere i ricordi, dar loro un senso, ordinarli dentro sé stessi e dentro la propria storia di vita. Solo così, attraverso la trasposizione artistica, è possibile andare avanti, superare le questioni irrisolte, far pace col proprio passato. Che è poi il significato che viene fuori dall’ultima, potentissima inquadratura, un inaspettato colpo di scena che svela il senso del film e si ricollega a molti finali almodovariani ambientati nei teatri, siano essi teatri puri (Tutto su mia madre, Parla con lei) o di posa (in questo caso). Ma Dolor y gloria è anche un perfetto esempio di narrazione felice, in cui l’intreccio avanza frizzante e credibile, leggero ma capace di una notevole tensione drammatica nonostante la totale assenza di personaggi negativi ed eventi tragici. Una gioia per gli occhi e per il cuore, con moltissimi momenti di autentica commozione (il nostro preferito, probabilmente, è quello dell’incontro con Federico) e parecchie pagine di disarmante bellezza (il ritratto che Eduardo fa di Salvador bambino). Memorabile prova di Banderas, che si spoglia completamente del consueto alone da sex symbol e dipinge un personaggio magnifico, disilluso e sostanzialmente triste, ma capace di sfumature tenere e divertenti che lo rendono decisamente umano, vicino a noi. A Cannes si è aggiudicato il premio per la miglior interpretazione maschile. Sette premi Goya in patria. Film policromo e vivace (fotografia: José Luis Alcaine, musiche: Alberto Iglesias), struggente, addolorato ma non privo di speranza, catartico senza retorica. Imperdibile.

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4 risposte a Dolor y gloria

  1. Sam Simon ha detto:

    Bella recensione! A me questo film non è piaciuto come a te (ma Almodóvar raramente mi colpisce molto) ma posso capire perché ti abbia colpito particolarmente questo film. Ho messo un link alla tua recensione sotto quella che ho scritto io sul mio blog, spero non ti dispiaccia!

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