Il traditore

Regia di Marco Bellocchio

con Pierfrancesco Favino (Tommaso Buscetta), Maria Fernanda Candido (Maria Cristina Buscetta), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone), Luigi Lo Cascio (Salvatore Contorno), Nicola Calì (Toto Riina), Bruno Carriello (Alfonso Giordano), Giovanni Calcagno (Tano Badalamenti), Bebo Storti (Avvocato Franco Coppi), Goffredo Maria Bruno (Stefano Bontate), Rosario Palazzolo (Gianni De Gennaro), Pier Giorgio Bellocchio (Cesare), Pippo Di Marca (Giulio Andreotti).

PAESE: Italia, Francia, Germania, Brasile 2019
GENERE: Biografico
DURATA: 148′

Fuggito in Brasile con la famiglia dopo aver fiutato l’imminente guerra di mafia scatenata da Totò Riina (primi anni ottanta), il boss palermitano Tommaso Buscetta viene arrestato, torturato e infine estradato in Italia. Spronato dal magistrato Giovanni Falcone, diverrà uno dei primi collaboratori di giustizia e contribuirà a far arrestare moltissimi mafiosi, primo fra tutti proprio il capo di tutti i capi Riina…

Il 24esimo film di Bellocchio, che lo ha anche scritto con Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco La Licata e Francesco Piccolo, non è certo il primo film a raccontare la storia di Buscetta, primo vero pentito di mafia, figura chiave del novecento italico perchè non solo chiamò in causa, facendoli arrestare, gran parte dei capi della mafia siciliana, ma anche perchè contribuì a far conoscere agli inquirenti COME funzionava davvero Cosa Nostra, quali erano i suoi meccanismi, i suoi riti, le sue gerarchie. Bellocchio sceglie però di soffermarsi su alcuni aspetti della vicenda, alcuni dei quali poco raccontati dal cinema: innanzitutto la forte convinzione da parte di Buscetta di non essere lui il traditore, bensì Riina, che assetato di potere fece uccidere anche donne e bambini, andando in qualche modo contro il pur malato senso dell’onore della mafia old school (anche se, attraverso le parole di Falcone, Bellocchio evita di ipotizzare che possano esistere una mafia buona e una mafia cattiva); poi, narra il personaggio da un punto di vista fortemente introspettivo, psicologico, cercando di sottolineare cosa abbia significato davvero per Buscetta – e per la sua famiglia – la scelta di “parlare”. Infine, riflette molto bene sulla differenza di trattamento tra il Buscetta pre-omicidio Falcone e il Buscetta post omidicio del magistrato: finchè raccontava gli affari di Cosa Nostra, lo Stato lo considerava un eroe da proteggere e quasi da riverire, quando invece scelse di raccontare le implicazioni dello Stato stesso nelle guerre di mafia (vedere alla voce Giulio Andreotti) allora iniziò a diventare un personaggio scomodo, ingestibile, raramente preso sul serio.

Bellocchio rischia di fare di Buscetta un personaggio sin troppo romantico, ma va detto che fino all’ultimo non ne fa propriamente un santino (l’ultima inquadratura, un flashback, è lì a dimostrarlo), e grazie ad una solida regia che mescola suggestioni moderne (i primi minuti, con il bodycount e i nomi dei mafiosi in sovraimpressione, si ricollegano direttamente al Divo di Sorrentino) e strutture narrative classiche, minuzioso realismo e pennellate oniriche e allegoriche (i “morti” che tornano, i predatori in gabbia), riesce nell’intento di girare un film rispettoso della cronaca eppure fortemente simbolico, capace di raccontare con onestà una delle fasi più oscure e dolorose della storia d’Italia. Il passo in cui gli uomini di Cosa Nostra festeggiano mentre il telegiornale passa la notizia della morte di Falcone è una delle più riuscite, crudeli, atroci rappresentazioni della mafia mai viste al cinema. Memorabile prova di Favino, ancora una volta capace di diventare a tutti gli effetti il personaggio che interpreta, ma gli fanno ottima compagnia Ferracane e Lo Cascio. Ottima fotografia in digitale di Vladan Radovic e funzionale colonna sonora di Nicola Piovani. Ai David di Donatello 2020 – i primi (e si spera unici) della storia realizzati col presentatore (Carlo Conti) in studio e i candidati in videoconferenza a causa della pandemia di Coronavirus – si è aggiudicato (quasi) tutti i premi più importanti: miglior film, regista, sceneggiatura originale, attore protagonista, attore non protagonista (Lo Cascio) e montatore (Francesca Calvelli).

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