Notorius – L’amante perduta

(Notorius)

Regia di Alfred Hitchcock

con Ingrid Bergman (Alicia Huberman), Cary Grant (Devlin), Claude Rains (Alex Sebastian), Louis Calhern (Paul Prescott), Leopoldine Konstantin (Mrs. Sebastian), Reinhold Schunzel (dottor Anderson), Moroni Olsen (Walter Beardsley), Ivan Triesault (Eric Mathis), Alex Minotis (Joseph il maggiordomo), Wally Brown (Mr. Hopkins), Ricardo Costa (Dottor Barbosa).

PAESE: USA 1946
GENERE: Thriller sentimentale
DURATA: 101’

Dopo che il padre, spia dei tedeschi, è stato condannato a 20 anni di carcere, la giovane di dubbia moralità Alicia Huberman è contattata dai servizi segreti che le chiedono di andare in Brasile per avvicinare un suo vecchio spasimante, Alex Sebastian, anch’egli in combutta col nemico. La copertura funziona così bene che Sebastian chiede ad Alicia di sposarlo, ma lei intanto si è innamorata, ricambiata, dell’agente che l’ha ingaggiata…

Nono film americano di Hitchcock, il secondo con Grant (dopo Il sospetto) e il secondo con la Bergman (dopo Io ti salverò), basato su una sceneggiatura di Ben Hecht a sua volta ispirata a un vecchio racconto (non citato nei credits) di John Taintor Foote dal titolo The song of the Dragon. Secondo molti è uno dei migliori Hitch di sempre. Vi convivono in maniera insuperata melò e thriller, e raramente è stato raccontato in maniera così emozionante il conflitto tra amore e dovere. Nonostante l’interessante lavoro compiuto sui personaggi maschili – un buono antipatico e supponente e un cattivo molto umano, in grado di suscitare la pietas di chi guarda – a rimanere impresse sono le due caratterizzazioni femminili, la Alicia della Bergman e la madre tirannica della Konstantin. La prima appare ancora oggi come un personaggio femminile di rara modernità, soprattutto se confrontato con le donne hollywoodiane dell’epoca, spesso utili soltanto a sottolineare le grandi qualità dei maschi cui stavano accanto: Alicia è invece una donna forte e artefice del proprio destino, vero fulcro dell’azione e unico personaggio ad acquistare nel finale una statura tragica. In che modo? Anteponendo in maniera assolutamente consapevole il bene della nazione al proprio.

La seconda è anch’essa un esempio di forza, ma votata al male: vive col figlio un rapporto edipico perverso, lo tiranneggia continuamente, è gelosa delle sue conquiste, anche se alla fine è l’unica che fiuta l’imbroglio di Alicia. A dar loro verità due attrici in stato di grazia che incarnano due diversi stili recitativi, uno più realistico e introspettivo (la Bergman) e l’altro più impostato e controllato (la Konstantin, con una lunga carriera teatrale), entrambi funzionali alle molte sfaccettature dei due ruoli. La scena in cui la seconda, dopo aver scoperto l’inganno della nuora, si alza dal letto e si accende una sigaretta, è una pennellata geniale e modernissima che oggi definiremmo pulpPur senza cessioni alla commedia (solitamente tipiche nel cinema di Hitch), il film possiede un forte sotto testo ironico incarnato dal tema dell’alcol (e del bere, e del bere molto), e vanta un’attenzione maniacale agli oggetti, spesso addirittura “ingranditi” per apparire meglio dentro le inquadrature ed essere utilizzati in maniera simbolica (il caffè, le bottiglie, le chiavi).

Poche sequenze, ma quasi tutte da scuola del cinema. Le più note: il bacio in albergo, il più lungo della storia del cinema fino a quel momento (girato con molti stacchi – di labbra e di montaggio – per evitare la censura); il movimento di macchina sulla scalinata, nel quale attraverso l’uso della gru Hitch parte dalla totalità della stanza e arriva alla mano della Bergman che contiene la chiave (il macguffin) che ha sottratto al marito; il montaggio alternato del ricevimento che mostra Devlin e Alicia indagare in cantina mentre lo champagne al party diminuisce pericolosamente (se il maggiordomo dovrà scendere a prenderne dell’altro scoprirà i due); la scena in cui Sebastian va a dormire notando l’assenza della chiave, seguita dal risveglio in cui scopre che è di nuovo al suo posto e, dunque, che Alicia lo ha ingannato; il finale con Devlin e Alicia che scendono le scale (rievocando il movimento della gru) seguito da una memorabile, ultima inquadratura che mostra i due innamorati fuggire e Sebastian andare incontro al suo destino. Le ultime tre sono ancora oggi dei capolavori insuperati di creazione della suspense. Memorabile fotografia di Ted Tetzlaff che agisce sui volti e sulle silhouette dei personaggi per evocarne il potere allegorico. Tra i fotografi di scena spunta il nome del grande Robert Capa. Hitch appare fugacemente tra gli invitati al ricevimento. Il titolo originale – notorius significa noto in maniera negativa – si riferisce probabilmente al burrascoso passato di Alicia. Due candidature agli Oscar, entrambe meritatissime: miglior attore non protagonista a Rains e miglior sceneggiatura non originale a Hecht. Grande successo di pubblico e di critica, uno dei più grandi del regista.

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