Il buco

(El Hoyo, conosciuto anche col titolo The Platform)

Regia di Galder Gaztelu-Urrutia

con Ivan Massagué (Goreng), Antonia San Juan (Imoguiri), Zorion Eguileor (Trimagasi), Emilio Buale Coka (Baharat), Alexandra Masangkay (Miharu), Zihara Llana (Mali).

PAESE: Spagna 2019
GENERE: Fantascienza
DURATA: 94′

Goreng si sveglia in una prigione (?) disposta su diversi livelli in cui ogni livello rappresenta una cella. Dopo un mese di permanenza si viene spostati, a caso, in un altro livello più alto o più basso. Una volta al giorno dal buco situato al centro di ogni cella passa una piattaforma che contiene del cibo. Coloro che sono situati nei livelli più alti si abbuffano, quelli sotto vivono di avanzi o, più si va giù, di nulla. Dopo aver cambiato diversi livelli e diversi compagni di cella, Goreng decide di agire per cambiare le cose.

Scritto da David Desola e Pedro Rivero, è un piccolo film di fantascienza spagnolo presentato al festival del cinema di Toronto e subito acquistato da Netflix, che l’ha distribuito a partire da marzo 2020. Il fatto che buco sia l’anagramma di cubo fa tornare alla mente un film analogo di qualche anno fa, Il cubo appunto (1998, V. Natali), col quale questo El Hoyo condivide piu d’un’idea sia a livello narrativo che a livello di concetto. Tuttavia per comprendere al meglio gli intenti politici su cui il film è concepito è meglio rifarsi al titolo anglofono, the platform, chiaro riferimento al montacarichi che porta il cibo, per discesa, da un livello all’altro: una riuscita metafora su questi tempi nostri in cui la maggior parte delle risorse del pianeta è in mano a pochi (coloro che stanno più in alto nella piramide sociale = livello) e i molti si devono accontentare delle briciole, di ciò che arriva dopo, quando ormai “quelli di sopra” hanno fatto il bello e il cattivo tempo senza minimamente curarsi di chi sta sotto; e quando qualcuno tenta di cambiare le cose come fa Goreng viene osteggiato anche e soprattutto da coloro che condividono la sua stessa condizione, in una sorta di eterna ripetizione del mito della caverna di Platone (e del quale Don Chisciotte, il libro letto dal protagonista, è in fondo un’ennesima rielaborazione). Leggibile su molti – mai termine fu così adatto (!) – livelli (religioso, politico, filosofico, antropologico, psicanalitico), il film ha una prima parte quasi infallibile e un’ultima mezz’ora ridondante e non sempre convincente, con un fastidiosa (e fuori luogo) svolta gore alla Tarantino e un finale debole. Bella prova, anche fisica, del misconosciuto Massagué, e piacevole ritorno della San Juan, già apprezzata in Tutto su mia madre di Almodovar. Film brutale, sanguinolento, ma anche intelligente e ben fatto. Consigliato.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Fantascienza | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Cube – Il cubo

(Cube)

Regia di Vincenzo Natali

con Nicole de Boer (Leaven), Maurice Dean Wint (Quentin), David Hewlett (Worth), Nicky Guadagni (Holloway), Andrew Miller (Kazan), Wayne Robson (Rennes), Julian Richings (Alderson).

PAESE: Canada 1997
GENERE: Thriller
DURATA: 90′

Sei persone che non si conoscono si risvegliano intrappolate in uno spazio cubico circondato di tantissimi spazi quasi identici, alcuni “sicuri” e altri pieni di trappole mortali, identificabili (forse) attraverso formule matematiche. Mentre cerca disperatamente un’uscita, il gruppo si assottiglia…

Film d’esordio dell’italo-canadese Natali, anche sceneggiatore con André Bijelic e Graeme Manson. I temi non sono nuovi – l’umanità in pericolo si fa aggressiva ed egoista dimenticando ogni forma di altruismo o solidarietà – ma la geniale idea di partenza è sviluppata con accortezza e intelligenza, e nonostante molti elementi da b-movie (attori non proprio ineccepibili, intreccio e psicologie non sempre credibili) il film centra il bersaglio. Non dà quasi nessuna risposta, ma pone molte (sagge) domande. Menzione speciale per il lavoro scenografico di Jasna Stefanovic: il set era in realtà composto da un solo cubo, cui venivano montati pannelli di colori diversi a seconda delle sequenze. Un seguito (Il cubo 2 – Hypercube) e un prequel (Cube Zero).

Pubblicato in 1971 - 2000, Genere Thriller | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

È stato il figlio

Regia di Daniele Ciprì

con Toni Servillo (Nicola Ciraulo), Giselda Volodi (Loredana), Fabrizio Falco (Tancredi), Aurora Quattrocchi (nonna Rosa), Benedetto Ranelli (nonno Fonzio), Giacomo Civiletti (Giovanni), Nino Scardina (il signor Pino), Gino Carista (il prete), Mauro Spitaleri (avvocato Modica), Piero Misuraca (Masino), Alessia Zammitti (Serenella), Martino Meuli (il prefetto).

PAESE: Italia 2012
GENERE: Grottesco
DURATA: 91′

Quando il destino (si fa per dire) gli porta via la figlioletta secondogenita, l’operaio siculo Nicola Ciraulo tenta la strada del risarcimento pubblico. Dopo lunghe peripezie burocratiche la somma arriva, ma gli equilibri della famiglia (padre, madre, figlio e nonni) sembrano difficili da mantenere…

Primo film di Ciprì senza Maresco, che l’ha anche scritto con Massimo Gaudioso, dal romanzo omonimo di Roberto Alajmo. È un grottesco, tragicomico, amarissimo apologo sulla miseria umana, condito da molte riflessioni sulle magagne della società italiana odierna (patriarcato, culto ossessivo della famiglia, ricerca spasmodica di uno status symbol, incapacità dello stato di attenuare la burocrazia). Più che filmici, i modelli di Ciprì sono letterari: nella storia di questo ominicchio che, senza alcuna lungimiranza, cerca il riscatto sociale attraverso l’effimero acquisto di un bene non necessario, è facile trovare molti riferimenti all’opera di Verga, soprattutto ai romanzi I malavoglia (1881) e La roba (1880). Si ride, si piange, si resta con una cupa sensazione di malessere. Qualsiasi lettura le si voglia dare, l’ultima inquadratura è un bel pugno nello stomaco. Il clima di asfissiante assurdità che si respira per tutto il film è amplificato dalla giallastra fotografia dello stesso Ciprì e dalla maestosa prova di Servillo, napoletano che qui recita con disinvoltura in siciliano stretto, in uno dei personaggi più sgradevoli della sua carriera. Bravissimi anche gli altri. Presentato a Venezia, il film ha vinto il Premio Osella per il miglior contributo tecnico. Da vedere.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Grottesco | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

The Nest (Il nido)

Regia di Roberto De Feo

con Francesca Cavallin (Elena), Justin Korovkin (Samuel), Ginevra Francesconi (Denise), Maurizio Lombardi (Christian), Fabrizio Odetto (Filippo), Carlo Valli (Ettore), Gabriele Falsetta (Igor), Massimo Rigo (Claudio), Edoardo Rossi (Riccardo).

PAESE: Italia 2019
GENERE: Horror
DURATA: 103′

Nel cuore della notte, un uomo carica il figlio piccolo in auto e fugge. L’auto si ribalta. Dieci anni dopo il bambino, Samuel, è paraplegico e vive in una villa con la severa madre e una serie di altre persone. Nessuno entra e nessuno esce dalla tenuta. Quando la madre fa uno strappo alla regola e ammette in casa l’adolescente Denise, Samuel inizia a porsi molte domande sul perché della sua “prigionia”.

Prodotto da Colorado Films e distribuito da Universal, è il primo lungometraggio di De Feo (classe 1981), che l’ha anche scritto con Margherita Ferri e Lucio Besana. È probabile che lo spettatore più avvezzo al genere ci metta poco a capire come stanno le cose, ma questo non mina le tante qualità di questo rarissimo esempio di horror italiano di qualità, pieno di visioni inquietanti e atmosfere malate e oscure. Regia elegante, ottima fotografia (Emanuele Pasquet) e una concezione della paura decisamente lontana dalle mode odierne, in cui l’angoscia deriva da ciò che viene suggerito piuttosto che da ciò che viene mostrato. Insomma, siamo più dalle parti di Carpenter che di Dario Argento. Grazie a Dio. Perchè nonostante qualche verosimiglianza narrativa è davvero un buon film. Altro suo pregio è la multi leggibilità: riesce ad essere un ottimo horror non disdegnando significati allegorici più profondi (è giusto proteggere i figli da qualsiasi male esterno fingendo che quel male non esista? Non sarebbe più corretto formarli ad affrontarlo?). Qualcuno ha definito troppo costruita la performance della Cavallin, ma in fin dei conti è una costruzione utile a marcare le caratteristiche del personaggio che interpreta. Bravissimo invece il giovane Korovkin, capace di dare al suo personaggio una verità e una tenerezza che i bambini dell’horror made in USA si sognano. Il dottore sadico interpretato da Lombardo (attore che nelle fattezze e nell’impassibilità di sguardo ricorda Buster Keaton) è un villain difficile da dimenticare. Originale l’utilizzo della canzone Where is my mind dei Pixies. La villa del film è in realtà il Castello dei Laghi, residenza sabauda che si trova nel torinese. Musiche di Teho Teardo.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Horror | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

C’è tempo

Regia di Walter Veltroni

con Stefano Fresi (Stefano Orsoni), Giovanni Fuoco (Giovanni), Simona Molinari (Simona), Francesca Zezza (Francesca), Anna Billò (giudice), Laura Efrikian (mamma di Stefano), Jean-Pierre Léaud (sé stesso), Teresa Federico (Michela), Silvia Gallerano (Luciana), Sergio Pierattini (direttore della banca), Max Tortora (Carabiniere).

PAESE: Italia 2019
GENERE: Commedia
DURATA: 107′

Stefano, che di mestiere fa l’osservatore di arcobaleni, scopre di avere un fratellastro di tredici anni di cui deve occuparsi. Spinto dalla moglie, cui fa gola l’ingente cifra prevista per l’affido, parte dal Piemonte per andare a Roma a prenderlo. Durante il viaggio di ritorno verranno fuori le molte differenze tra i due (povero e fanfarone l’adulto, ricco e assai acculturato il bambino), ma anche parecchi punti di contatto che forse faranno cambiare a Stefano, inizialmente intenzionato a portare Giovanni in un collegio…

Dopo diversi documentari (tra i quali l’ottimo Quando c’era Berlinguer, del 2014), Veltroni esordisce nel cinema di fiction adattando con Doriana Leondeff un suo stesso soggetto dal vago sapore autobiografico. Le intenzioni sono buone e non manca qualche spunto divertente (la lite col banchiere, l’incontro con gli albergatori cinesi), ma in generale il film è parecchio stucchevole, indeciso se stare su un insopportabile umorismo da barzelletta (la scena con il Carabiniere di Tortora) o se puntare sulla riflessione filosofica spicciola (il pallone che non ricade). Il regista punta a raccontare il suo amore per il cinema, ma per farlo si limita a citare a caso i classici (I 400 colpi, Novecento, il cinema di Scola) e a scomodare luoghi e mostri sacri (la tappa nel cascinale in cui fu girato il film di Bertolucci, il cameo di Léaud, protagonista del film di Truffaut), il tutto senza mai andare davvero in profondità. Una fiaba, certo, ma anche le fiabe devono tenere conto della verosimiglianza: qui invece è tutto prevedibile, tutto studiato a tavolino per fare andare magicamente a posto i pezzi del puzzle. Bella prova di Fresi e del giovane Fuoco e ottimo esordio cinematografico della cantante jazz Simona Molinari. Tutti e tre, comunque, sono malserviti dalla sceneggiatura, didascalica fino alla nausea: invece di suggerire, dice. Troppo. In colonna sonora spunta la mitica Stella Stai di Umberto Tozzi.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Commedia | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Lost Girls

(Lost Girls)

Regia di Liz Garbus

con Amy Ryan (Mari Gilbert), Thomasin McKenzie (Sherre Gilbert), Gabriel Byrne (Richard Dormer), Lola Kirke (Kim), Oona Laurence (Sarra Gilbert), Dean Winters (Dean Bostick), Molly Brown (Missy), Miriam Shor (Lorraine), Ana Reeder (Lynn), Grace Capeless (Amanda), Reed Birney (Peter Hackett), Kevin Corrigan (Joe Scalise).

PAESE: USA 2020
GENERE: Drammatico
DURATA: 95′

Quando la figlia Shannan scompare senza lasciare tracce, Mari Gilbert vola a Oak Beach, contea di Suffolk (New York), per spronare la pigra polizia locale ad indagare. Si scoprono i corpi di quattro giovani ragazze, prostitute, tra le quali però non c’è Shannan. Col supporto delle altre due figlie, continua la sua battaglia.

All’origine di questo giallo targato Netflix, presentato al Sundance Film Festival, c’è il romanzo omonimo di Robert Kolker ispirato alla vera storia del serial killer di Long Island,  mai identificato, responsabile della morte di almeno dieci ragazze in un periodo di circa vent’anni. Pur senza mai uscire dalle logiche del thriller drammatico, il film si fa apprezzare per diverse ragioni: 1) è anche e soprattutto un film di denuncia, che si scaglia contro una giustizia ancora troppo classista e intrinsecamente maschilista (la polizia non si impegna particolarmente nell’indagine perché “tanto sono solo prostitute”, e quindi sotto sotto “se la sono cercata”) e cerca di rendere giustizia alla vera Mari Gilbert (1964 – 2016), madre coraggio senza la quale tutta la faccenda non sarebbe mai venuta a galla; 2) racchiude un’inedita storia di solidarietà tra donne, unico antidoto al dolore provocato dalla perdita delle figlie/sorelle in un mondo governato – male – da uomini; 3) nonostante la materia narrata, sceglie di evitare retorica e facile dolorismo optando per uno stile asciutto e realistico. Scrittura fluida e senza intoppi (sceneggiatura di Michael Werwie), regia sobria (che preferisce esplorare gli stati d’animo delle protagoniste piuttosto che indugiare sui particolari macabri) e un cast di ottime attrici ben dirette, tra le quali spiccano la Ryan e la giovanissima McKenzie, già vista in Jojo Rabbit (2019). Film dolente, onesto, ben fatto.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Drammatico | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un sogno chiamato Florida

(The Florida Project)

Regia di Sean Baker

con Willem Dafoe (Bobby), Brooklynn Prince (Moonee), Bria Vinaite (Halley), Christopher Rivera (Scooty), Mela Murder (Ashley), Valeria Cotto (Jancey), Aiden Malik (Dicky), Carl Bradfield (Charlie Coachman), Josie Olivo (Nonna Stacey), Sandy Kane (Gloria), Rosa Medina Perez (Bertha), Caleb Landry Jones (Jack), Macon Blair (John).

PAESE: USA 2017
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 115′

In un umile complesso di appartamenti rosa confetto a quattro passi da Disney World (Orlando, Florida), la piccola Moonee trascorre le vacanze estive giocando con gli amichetti e tenendo compagnia alla madre Halley, giovane e antipatica fattona disoccupata. Bobby, il manager del complesso, sopporta pazientemente le loro inadempienze e i loro ritardi, ma la situazione difficilmente si protrarrà immutata fino a settembre.

Dopo il notevole Tangerine (2015, interamente girato con un iPhone), Baker sceglie di raccontare un’altra favola crudele, stavolta imperniata sulle difficoltà dell’essere bambini (poveri) oggi. Non è un caso che la storia si svolga a pochi passi da Disney World, mondo ideale ma inarrivabile, lontanissimo dalla realtà di molti bambini e famiglie che, pur vivendo li accanto, non potranno mai permettersi nemmeno il biglietto d’ingresso per il parco. Il contrasto tra le bizzarre, coloratissime architetture della Florida e la grigia miseria che vi si respira è emblematico. Scritto da Baker con Chris Bergoch, il film non ha una vera trama e, escluso il finale, non vi accade granché, ma il racconto è portato con rara grazia e tenero umanesimo, i bambini – cui è stato lasciato spazio per improvvisare – sono straordinari (la piccola Prince, esordiente, avrebbe meritato un Oscar), e le riflessioni che propone (su famiglia, lavoro, welfare sociale) sono sincere e doverose. Senza pietismo o retorica, ma con inaspettata e irresistibile allegria che si fa man mano lucida malinconia, dice molto sul mondo in cui viviamo. Il neorealismo non è poi così lontano. Ottima fotografia di Alexis Zabé che riesce a rendere poetica anche la fatiscente stanza di un motel. Il finale “in corsa” è di nuovo girato con un iPhone (e si vede). Bella prova di Dafoe – l’unico “famoso” – alle prese con un bel personaggio. Senza svelare troppo, è un film che lascia molto. Una piccola perla.

Pubblicato in 2000 - oggi, Genere Commedia, Genere Drammatico | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento