Hardcore

(Hardcore)

Regia di Paul Schrader

con George C. Scott (Jake Van Dorn), Peter Boyle (Andy Mast), Season Hubley (Niki), Dick Sargent (Wes DeJong), Leonard Gaines (Ramada), Dave Nichols (Kurt), Gary Graham (Tod), Larry Block (detective Burrows).

PAESE: USA 1979
GENERE: Drammatico
DURATA: 109’

Membro di una comunità religiosa, l’imprenditore di provincia Jake Van Dorn scopre che la figlia minorenne compare in un filmino pornografico. Con l’aiuto di un investigatore privato prima e in totale autonomia poi la va a cercare. All’inferno e ritorno.

Seconda regia di Schrader, già apprezzato sceneggiatore di Taxi Driver. Come il film di Scorsese, anche questo Hardcore contiene forti echi di Sentieri Selvaggi di Ford. È la storia di un uomo che, convinto di essere nel giusto, non guarda in faccia a nessuno per riprendersi ciò che è suo. Tuttavia, alla fine il dubbio che l’oggetto delle ricerche sia fuggito proprio a causa sua – e del suo ambiente – rimane. Schrader, cineasta dalla religiosità complessa e sofferta, sgretola la convinzione (molto americana) che il male si celi sempre a casa di qualcun’altro, e racconta il mondo della pornografia con uno sguardo morale più desolato che arrabbiato, più laico che religioso. Non mancano qualche passo ambiguo e qualche incursione nel ridicolo involontario (il travestimento di Van Dorn), ma sono peccati veniali riscattati dallo stile rigoroso del regista, ben sostenuto dall’ottima fotografia di Michael Chapman, e dalla grandissima interpretazione di Scott che riesce a “irritare e commuovere” (Morandini). Stranissima ma di gran fascino la scazzottata allucinata sui set colorati. Una curiosità: il film contiene un sacco di citazioni di Star Wars, compreso un duello al laser con due spadaccine nude.

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Una squillo per l’ispettore Klute

(Klute)

Regia di Alan J. Pakula

con Jane Fonda (Bree Daniels), Donald Sutherland (John Klute), Charles Cioffi (Peter Cable), Roy Scheider (Frank Ligourin), Dorothy Tristan (Arlyn Page), Rita Gam (Trina), Nathan George (Trask), Vivian Nathan (psichiatra), Harry Reems (padrone della discoteca).

PAESE: USA 1971
GENERE: Thriller
DURATA: 114’

Mentre indaga sulla scomparsa di un dirigente d’azienda, il detective privato John Klute conosce la prostituta Bree Daniels e scopre l’esistenza di un maniaco che uccide ragazze…

Scritto da Andy e Dave Lewis, il secondo film di Pakula è tante cose. Prima di tutto, è il ritratto di una donna particolare: si intitola Klute ma la protagonista indiscussa è Bree, personaggio complesso e sfaccettato (Klute, al confronto, è decisamente bidimensionale) alle prese con un abisso di solitudine; è, un anno prima dello scoppio dello scandalo Watergate, un film sulla paranoia e sulla paura di essere spiati; è un apologo sul degrado urbano; è un film che senza moralismi racconta la paura del peccato e i tanti tabù che ancora affliggono la sfera sessuale dell’occidentale medio. I tre ingredienti che garantiscono l’impeccabile suspense che attraversa tutto il film sono, nell’ordine: la regia di fulgida eleganza di Pakula, la fotografia contrastata che non teme il buio del grandissimo Gordon Willis, la disturbante dimensione rumoristica e musicale a cura di Michael Small. Praticamente tutto girato in interni, il film rinuncia quasi totalmente all’azione, predilige i volti e fa sapiente uso della soggettiva e del fuori fuoco. Regia di taglio realistico che tuttavia non disdegna passi onirici che sembrano materiale da cinema sperimentale. Pochi altri registi hanno saputo posare così bene la propria macchina da presa sul sinuoso corpo della Fonda, vestita benissimo da Ann Roth e premiata con un Oscar. Il padrone della discoteca è il pornoattore Harry Reems. Da paragonare a La conversazione di Coppola. Uno dei film migliori e più sottovalutati film di Pakula.

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Spider-Man: Homecoming

(Spider-Man: Homecoming)

Regia di Jon Watts

con Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Michael Keaton (Adrian Tooms/Vulture), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Jon Favreau (Happy Hogan), Zendaya (Michelle), Marisa Tomei (May Parker), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Jacob Balaton (Ned), Laura Harrier (Liz), Tony Revolori (Flash), Chris Evans (Captain America).

PAESE: USA 2017
GENERE: Fantascienza
DURATA: 133’

Dopo aver fugacemente preso parte alla battaglia tra supereroi vista in Civil War, il giovanissimo Peter Parker fa fatica a trovare missioni adatte al suo Spider-Man. Snobbato da Tony Stark, che gli ha fornito un nuovo costume ma non lo ritiene pronto ad entrare ufficialmente negli Avengers, decide di affrontare da solo il perfido Vulture, padre di famiglia vessato che ruba armamenti alieni per rivenderli al mercato nero…

Dopo la trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire e il dittico di Marc Webb con Andrew Garfield, è la terza rinascita filmica del supereroe in appena quindici anni. È la prima inserita nel cosiddetto Marvel Cinematic Universe, ovvero un universo filmico in cui ogni pellicola – di qualunque supereroe tratti – è consequenziale o comunque legata alla precedente. Molti sceneggiatori (6), solitamente, non sono garanzia di successo e coerenza narrativa; invece, il film è uno dei migliori della serie. La scelta di raccontare un Peter Parker quindicenne alle prese con i problemi di qualunque quindicenne ha pagato, così come ha funzionato il cross-over con le vicissitudini di Iron Man e compagni (gustoso il fatto che il costume di Spider-Man sia opera di Stark, con tutto ciò che la cosa comporta). Gli elementi del cinema Marvel ci sono tutti e funzionano a meraviglia: generosa dose di autoironia, sequela di gag e battute molto divertenti, messaggi semplici ma mai banali, personaggi indovinati (anche e soprattutto tra i comprimari), ottima scelta musicale, capacità di sorprendere. Cos’altro si può chiedere a un film sui supereroi? Ottimo Holland e sempre grande il vecchio Keaton, di nuovo alle prese con un uomo uccello dopo Batman e Birdman. Memorabile questa volta la scena dopo i titoli di coda. La voce del computer che gestisce il costume di Spider-Man è di Jennifer Connelly. Titolo geniale. Da vedere.

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Captain America: Civil War

(Captain America: Civil War)

Regia di Anthony e Joe Russo

con Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Sebastian Stan (Bucky Barnes), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff), Anthony Mackie (Falcon), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff), Don Cheadle (Rhodey), Jeremy Renner (Clint Barton), Chadwick Boseman (T’Challa), Paul Bettany (Visione), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), William Hurt (Ross), Frank Grillo (Crossbones), Daniel Bruhl (Helmut Zemo).

PAESE: USA 2016
GENERE: Fantascienza
DURATA: 147’

Quando l’ennesimo scontro tra supereroi provoca le ennesime vittime innocenti, il governo e le nazoni unite pretendono che tutti i soggetti con poteri firmino un accordo e, di fatto, accettino di sottostare alle direttive istituzionali. La cosa provoca una spaccatura apparentemente insanabile negli Avengers, ma forse c’è qualcuno che trama di nascosto perché scoppi una guerra civile…

Terzo capitolo della saga su Captain America, nel quale gli sceneggiatori Christopher Marcus e Stephen McFeely fanno confluire – a dirla tutta con parecchie licenze – il meraviglioso crossover in sette albi Civil War di Mark Millar. Le aspettative erano altissime, anche perché gli eroi (e quindi gli attori) sono di nuovo tutti insieme come nei precedenti Avengers e Age of Utron. Tuttavia, il film coinvolge ma non convince: gli scontri sono coreografati alla perfezione, gli sbadigli sono banditi nonostante la lunga durata, le riflessioni politiche azzeccate e attuali, ma alla fine il film è tanto “impeccabile quanto privo di personalità” (Gabriele Niola). Marvel non gira film brutti né capolavori, bensì film medi (Captain America, Avengers) o bei film (Iron Man, Guardiani della Galassia, Deadpool). Questo, nonostante il potenziale, appartiene al primo gruppo. Un vero peccato. L’unica parte davvero riuscita ed originale è quella della battaglia – la Civil War appunto – in cui fanno capolino anche Ant-Man e il nuovo Spider-Man. Le battute da urlo, da sempre cifra stilistica dei film Marvel, sono davvero poche, e ovviamente le dice tutte Stark/Downey Jr. Per tutto il film ci si aspetta un qualche climax che però non arriva mai per davvero, nemmeno quando si scopre l’identità del cattivissimo. Come sempre, attendete la scena dopo i titoli di coda.

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Hap and Leonard – Stagione 2

(Hap and Leonard: Mucho Mojo)

Regia di registi vari

con James Purefoy (Hap Collins), Michael Kenneth Williams (Leonard Pine), Tiffany Mack (Florida Grange), Cranston Johnson (Marvin Hanson), Brian Dennehy (sceriffo Valentine Otis), Irma P. Hall (Meemaw), Enrique Murciano (Raul), John McConnell (giudice Beau Otis), Dohn Norwood (Reverendo Norwood), Wayne Dehart (Illium Moon), Kelvin Brown (TJ).

PAESE: USA 2017
GENERE: Thriller
DURATA: 6 episodi da 45′

Ereditata la casa dello zio Chester, Leonard scopre nel seminterrato il cadavere di un bambino. Chiamata la polizia, si ritrova sospettato di omicidio e pedofilia. Con l’aiuto del fido Hap scoprirà che la soluzione del mistero va cercata nel passato, un passato che riguarda da vicino anche i due protagonisti…

Dopo il successo della prima stagione, tratta dal primo romanzo del ciclo Hap & Leonard (il bianco democratico e etero e il nero repubblicano e gay partoriti dalla mente del texano Joe R. Lansdale), l’indipendente Sundance torna con una seconda serie di sei episodi tratta dal secondo romanzo, quel Mucho Mojo che molti – Lansdale compreso – considerano il migliore del ciclo. Più che una serie TV, un film lungo in cui si narra un’America amara pigra e razzista che continua a ripetere i suoi errori e non riesce a salvarsi dal male che culla in casa. Il primo era un thriller, questo è un coinvolgente e tesissimo giallo la cui soluzione si cela in un lontano passato. Tutto è perfetto in questa seconda stagione: atmosfere, regia, scelta delle musiche. E perfetta è la coppia di attori protagonisti: non interpretano Hap e Leonard, SONO Hap e Leonard. Si ride, si ha paura (terribile il flashback col KKK), si riflette. Cosa chiederle di più? Gli sviluppatori della serie sono di nuovo Jim Mickle e Nick Damici. Scandalosamente ancora inedito in Italia.

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Il viaggio di Norm

(Norm of the North)locandina

Regia di Trevor Wall

PAESE: USA, India 2016
GENERE: Animazione
DURATA: 86’

L’Orso Polare Norm, che parla l’umanese e non riesce ad essere carnivoro, finisce a New York per evitare che un fosco affarista costruisca delle case in Artide compromettendone irrimediabilmente l’ecosistema…

Passato velocemente in sala, prodotto dalla piccola Splash Entertainment, è un piccolo, mediocre film d’animazione digitale facilmente dimenticabile. La qualità tecnica è anni luce inferiore ai vari Pixar e Dreamworks, ma su questo si potrebbe tranquillamente sorvolare. Il problema è un altro: non c’è una sola idea carina, la comicità arranca, le gag sono pietose, il messaggino ecologista di una banalità sconcertante. Le scene più spassose (si fa per dire) vedono protagonisti tre piccoli lemmings che sembrano i Minions di Cattivissimo Me ma scorreggiano come pazzi e mingono ovunque: c’è da aggiungere altro? Che tristezza, qui non ridono nemmeno i bambini! In lingua originale, molti doppiatori celebri.

Voto

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Atmosfera Zero

(Outland)outland_onesheet_uk-4

Regia di Peter Hyams

con Sean Connery (Commissario O’Niel), Peter Boyle (Sheppard), Frances Sternhagen (dottoressa Lazarus), Kika Markham (Carol O’Niel), James B. Sikking (sergente Montone), Clarke Peters (Ballard), Steven Berkoff (Sagan), John Ratzenberg (Tarlow).

PAESE: GB 1981
GENERE: Fantascienza
DURATA: 109′

In una colonia umana di stanza su Io, satellite di Giove sul quale si estrae il titanio, gli operai cominciano a perdere il senno e a suicidarsi. Lo sceriffo federale O’Niel scopre la verità, ma al momento della resa dei conti si ritroverà solo contro un nemico molto più forte di lui…

Scritto dal regista, parte come un horror fantascientifico e claustrofobico in stile Alien, diventa un giallo d’atmosfera e finisce riproponendo – trapiantata nello spazio – la struttura di un western, nella fattispecie di quel capolavoro che è Mezzogiorno di fuoco. Appagante a livello visivo, inquietante a livello sonoro (ottime le ombrose partiture di Jerry Goldsmith) e ben sorretto da un Connery in forma, il film non convince a livello narrativo: troppi buchi nella trama, troppa fretta di svelare l’inghippo, ritmo sciatto, suspense sobbalzante. Sono ancora in molti considerarlo un caposaldo della scifi da mettere vicino a Alien, ma la verità è che, pur non sgradevole, è un film parecchio datato che ha retto male alla prova del tempo. Anche perchè l’ambientazione fantascientifica non è minimamente sfruttata come tale: se non fosse per la gente che s’ammazza lanciandosi in “atmosfera zero”, potrebbe essere un poliziesco come tanti ambientato a New York. Nemmeno le questioni legate all’isolamento – tipiche di questo genere di film – sembrano interessare a Hyams. Un’occasione sprecata.

Voto

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