Zombi

(Dawn of the Dead¹)

Regia di George A. Romero

con Ken Foree (Peter Washington), David Emge (Stephen Andrews), Scott H. Reiniger (Roger), Gaylen Ross (Jane Francine Parker), David Crawford (Dottor Foster), Richard France (Dottor Rausch), Daniel Dietrich (Givens), Howard Smith (commentatore TV), Tom Savini (Motociclista).

PAESE: USA 1978
GENERE: Horror
DURATA: 120′

Mentre infuria l’epidemia che rianima i cadaveri e li trasforma in zombi affamati, quattro persone (due poliziotti dei corpi speciali, una giornalista TV e un pilota di elicotteri) fuggono dalla città e si stabiliscono in un centro commerciale pieno di cibo di qualunque ben di Dio. Tutto sembra filare liscio fino a quando una banda di violenti motociclisti si accorge della loro presenza e tenta di entrare…

Secondo capitolo della “prima” trilogia zombi di Romero, dieci anni dopo il fortunato La notte dei morti viventi. Con il prezioso aiuto del nostro Dario Argento (sceneggiatore e montatore con Romero, musicista coi Goblin, produttore esecutivo e curatore dell’edizione europea) e qualche soldo in più (circa un milione e mezzo di dollari contro i centomila del primo), il “papà” degli zombi gira uno degli horror più potenti, angosciosi e riusciti della storia del cinema. Approfondisce un discorso già fortemente politico e punta alla parabola su una società – quella americana, ma non solo – già di per se cannibale e disumanizzante, piena di odio e incline alla violenza (si pensi al prologo), ovvero: non siamo poi così diversi dagli zombi, almeno a livello di concetto. Ci muovono gli stessi istinti. Intenti politici incarnati alla perfezione dall’ambientazione scelta, quel luogo sacro che è il centro commerciale: gli zombi ci tornano perché per loro era “un luogo importante”, i vivi vi si asserragliano convinti che il modo per sopravvivere sia “avere/possedere tutto il possedibile”, indipendentemente dal fatto che possa servire o meno. Ma, sazi di agi, abbassano la guardia e finiscono col perdere tutto. Esiste una metafora migliore del consumismo? Insomma, ancora una volta la figura del mostro serve per raccontare che i veri mostri siamo noi.

Sviluppi narrativi verosimili, ritmo privo di cedimenti, regia scattante e originale fatta di ellissi, dilatazioni, sconnessioni temporali, personaggi credibili e umani. Molte le scene memorabili: l’incontro iniziale col prete senza gamba, il gruppo di redneck che caccia gli zombi (messa in scena come uno spot turistico, dunque con espliciti intenti parodistici), l’assalto dei motociclisti, il finale. Le uniche cose improbabili sono  il bluastro dei volti dei morti e il rosso vivo del sangue. Scritto dal regista. Tom Savini, curatore degli effetti speciali, appare nel ruolo del capo dei motociclisti. Un gran film, “uno dei migliori horror di tutti i tempi” (P. Mereghetti). Da non perdere.

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2 risposte a Zombi

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