36 – Quai des Orfèvres

(36 Quai des Orfèvres)

Regia di Olivier Marchal

con Daniel Auteuil (Leo Vrinks), Gèrard Depardieu (Denis Klein), Andrè Dussolier (Robert Mancini), Roschdy Zem (Hugo Silien), Valeria Golino (Camille Vrinks), Daniel Duval (Eddy Valence), Francis Renaud (Titi Brasseur), Catherine Marchal (Eve Verhagen), Guy Lecluyse (Groluc), Mylène Demongeot (Manou), Olivier Marchal (Christo), Vincent Moscato (Jenner), Anne Consigny (Helene Klein), Stèphane Metzger (Smao), Solene Biasch (Lola Vrinks a 11 anni), Aurore Auteuil (Lola Vrinks a 17 anni), Jo Prestia (Victor Dragan).

PAESE: Francia 2004
GENERE: Nero
DURATA: 110′

Guerra senza quartiere tra Leo Vrinks, capo della squadra anti- crimine, e Denis Klein, comandante dell’anti- rapine. Entrambi aspirano a sostituire il proprio capitano, entrambi desiderano Camille, moglie di Leo ed ex di Denis. Quando al secondo si presenta l’occasione di incastrare il primo, non se la lascia scappare, provocando addirittura un’inaspettata tragedia. Uscito dal carcere dopo anni, Vrinks è deciso a vendicarsi: ma il caso è dietro l’angolo, e nemmeno questa volta tutto andrà secondo i piani dei due uomini.

Scritto e diretto da un ex poliziotto che conosce molto bene i meccanismi interni all’autorità, è un tesissimo film “nero” che si ispira al noir americano, al cinema di Michael Mann e soprattutto ai polar francesi di Jean- Pierre Melville. Comincia come un’analisi antropologica del micro- mondo poliziesco, diventa un melodramma imperniato di dolore e rabbia e finisce come  un film di vendetta non convenzionale. Ben lontano dagli stereotipi hollywoodiani, Marchal esplora una comunità di poliziotti in cui buoni o cattivi non esistono, conta solo la sopravvivenza. Lo spettatore si identifica e fa certamente il tifo per Vrinks, ma nemmeno nel finale riesce a vederlo come un personaggio “moralmente” corretto. È un film carico di dolore che osserva il caso che domina il mondo ed evita costantemente la divisione “buoni- cattivi”, innestandone una nuova che si potrebbe chiamare “cattivi- meno cattivi”. E le donne, quasi sempre costrette a “sopportare” personalità maschili invadenti, sono spesso più corrette ed intelligenti degli uomini: le moglie dei due poliziotti sono al di sopra dei loro screzi, e vengono coinvolte loro malgrado nella tragedia dei mariti, uomini furenti, aggressivi, ambiziosi. L’ottima regia (che dà il meglio nelle scene d’azione con suspense) è coadiuvata da una fotografia espressionista – di Denis Rouden – che trasforma la città di Parigi, sempre stranamente semideserta, in una sorta di terzo protagonista: la sede della polizia, il 36 di Quai des Orfèvres appunto, assurge grazie alla pioggia (altro elemento molto “noir”) ad un valore surreale, metafisico, simbolico. Come se la pioggia non riuscisse a lavare via le colpe di quegli uomini che dovrebbero essere “giusti”. Banale? Forse, ma il fascino visivo e il passo prorompente di questo sottovalutato poliziesco d’autore lo innalzano dalle mediocrità che il genere ha incontrato negli ultimi anni. E Marchal, proprio come il suo “mentore” Michael Mann, è abile nell’alternare sequenze vorticose e colme d’azione ad altre più riflessive e razionali. Bei personaggi, colmi di sfaccettature: gli rendono giustizia un Auteuil asciutto, sotto le righe, bravissimo, e un Depardieu imponente, esasperato, spesso sopra le righe. La sequenza finale, in cui è il caso a compiere una sorta di giustizia “ultra- terrena”, è un pezzo di grande cinema. E che dire dell’inizio, imperniato su un flashforward – sempre più raro al cinema – di rara potenza? Quasi radicalmente diviso in due parti distinte, perde qualche punto quando abbandona la descrizione dell’ambiente della caserma per gettarsi nel melodramma, riprendendosi però subito con gli ultimi, spettacolari venti minuti.

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