Godzilla²

(Godzilla¹)

Regia di Roland Emmerich

con Matthew Broderick (dottor Niko Tatopoulos), Jean Reno (Philippe Roaché), Maria Pitillo (Audrey Timmonds), Hank Azaria (Victor “Animal” Palotti), Kevin Dunn (Colonnello Hicks), Michael Lerner (Sindaco Ebert), Harry Shearer (Charles Caiman), Arabella Field (Lucy Palotti), Vicki Lewis (dottor Elsie Chapman), Doug Savant (sergente O’Neill), Malcolm Danare (dottor Mendel Craven), Lorry Goldman (Gene).

PAESE: USA 1998
GENERE: Fantastico
DURATA: 140′

Preannunciato da una serie di disastri apparentemente inspiegabili, un gigantesco lucertolone geneticamente modificato arriva a Manhattan e inizia a distruggere tutto quello che trova. L’esercito non riesce a inventarsi nulla, e a fermarlo ci pensano un ricercatore, la sua ex fidanzata giornalista, il suo cameraman e un agente segreto francese che sa com’è nato il mostro…

Dopo i successoni di Stargate e Independence Day, Emmerich ritrova lo sceneggiatore Devlin e tenta di resuscitare il mostruoso dinosauro giapponese (il primo film è del 1954) che venne pensato come metafora della distruttività nucleare. Forse non tutti sanno che, quando il Giappone optò per l’energia atomica come fonte di sostentamento, Godzilla divenne buono e generò una serie infinita di film. Emmerich, che non è certo un romantico, si basa sul primo, quello cattivissimo e distruttore. Ma del film di Ishiro Honda resta soltanto il nome: il regista punta sull’estetica da videoclip che aveva contraddistinto le sue precedenti produzioni, e in mente ha Jurassic Park, Aliens e il mediocre King Kong targato De Laurentiis piuttosto che la pellicola originale. I primi 45 minuti, comunque, funzionano abbastanza bene, ma come accade di solito in questi casi la suspense dura soltanto fino a quando il mostro non compare. Arrivato il dinosaurone, Emmerich punta tutto sugli effetti speciali e su una banale azione fantascientifica che stufa presto. Goffo nell’andatura, involontariamente ridicolo quando tenta di volare alto, il film si basa su personaggi bidimensionali che più stereotipati non si può e su una regia piuttosto confusa. Certo, qualche momento di suspense non manca (oltre all’inizio, le sequenze in cui il mostro si avvicina all’uomo sono ben fatte), ma due ore e venti sono troppe pure per un megalomane come Emmerich. I fan, comunque, hanno apprezzato, anche se il successo non è comunque bastato per girare i sequel che Emmerich si era prefissato (lo si capisce dal finale). La tagline del film, “Le dimensioni contano”, oltre che essere imbarazzante è una frecciata precisa al ciclo giurassico di Spielberg; ipocrita, visto che Emmerich gli ha copiato quasi tutto.

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