Nodo alla gola

(Rope)

Regia di Alfred Hitchcock

con James Stewart (Rupert Cadell), John Dall (Brandon Shaw), Farley Granger (Philip Morgan), Joan Chandler (Janet Walker), Douglas Dick (Kenneth Lawrence), Sir Cedric Hardwicke (signor Kentley), Constance Collier (signora Atwater), Edith Evanson (signora Wilson), Dick Hogan (David Kentley).

PAESE: USA 1948
GENERE: Drammatico
DURATA: 77′

Poco prima di dare un party nel loro appartamento, due ricchi studenti omosessuali uccidono un amico per il solo gusto di farlo. Convinti della loro scaltrezza, lasciano il corpo nella stanza e si comportano come se niente fosse. Ma non hanno fatto i conti con uno degli invitati, l’acuto e sospettoso professor Cadell.

Primo film di Hitchcock a colori, tratto da un dramma di Patrick Hamilton a sua volta ispirato ad un vero fatto di cronaca nera, il delitto Leopold- Loeb. Più che per l’intreccio, abbastanza scontato, si fa notare per una perfetta costruzione della suspense (lo spettatore sa che in quell’appartamento c’è un cadavere) e viene ancora oggi ricordato per il suo suggestivo virtuosismo tecnico:  Hitchcock girò il film come fosse un solo, lunghissimo piano sequenza, ambientato in un solo luogo; siccome i rulli duravano circa sette minuti, ogni volta che l’inquadratura senza stacchi sta per terminare, qualcuno passa davanti alla macchina da presa e la oscura, permettendo a Hitchcock di cambiare rullo senza spezzare (anche se solo apparentemente) il piano. Che si tratti di un esercizio di stile fine a sé stesso (Hitch attua comunque un montaggio “classico”, in quanto sceglie lui cosa mostrare allo spettatore) o di una pensata geniale (lo spettatore viene proiettato nella storia e diventa coprotagonista), l’operazione possiede un fascino suggestivo e rappresenta uno dei pochissimi film della storia del cinema in cui sono rispettate totalmente le tre unità aristoteliche del racconto, tempo, luogo, azione. Impregnato di humer nero e sottile ironia anti- borghese, si fa notare ancora oggi per i suoi dialoghi brillanti. Molto complicato da girare – set mobili, macchina da presa in perenne movimento, attori che dovevano ricordare grandi porzioni di dialoghi e uscire e rientrare al momento giusto – il film, pur non essendo il miglior Hitch, è uno dei più innovativi a livello formale: per come utilizza le luci, i colori, gli sfondi. A livello politico, critica senza riserve le teorie di Nietzsche sul superuomo e l’atto superfluo. Grande James Stewart, la cui interpretazione fonde cinema e vita reale: l’attore, come il suo personaggio, era davvero stato ferito in guerra. Conosciuto anche col titolo Cocktail per un cadavere.

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