Le paludi della morte

(Texas Killing Fields)

Regia di Ami Canaan Mann

con Sam Worthington (Mike Souder), Jeffrey Dean Morgan (Brian Heigh), Jessica Chastain (Pam Stall), Chloë Grace Moretz (“Little” Anne Sliger), Stephen Graham (Rhino), Jason Clarke (Rule), Annabeth Gish (Gwen Heigh), Sheryl Lee (Lucie Sliger), Trenton Perez (“Uomo bianco”).

PAESE: USA 2011
GENERE: Thriller
DURATA: 105’

Texas City. Due detective indagano su un misterioso killer che getta cadaveri di donne nelle paludi. Quando la giovane e problematica Anne viene rapita, gli agenti si inoltrano nell’umida boscaglia per ritrovarla prima che sia troppo tardi…

Ispirato ad un fatto di cronaca nera riportato dall’ex agente della DEA Donald F. Ferrarone (che si improvvisa anche sceneggiatore), il secondo film della figlia di Michael Mann (che aveva diretto per il padre alcune scene di Heat – La sfida) è un giallo thriller d’atmosfera che non funziona. Sul piano del “whodunit” manca totalmente di suspense, su quello dell’analisi della banalità del male da nel vago e sfrutta male una storia – vera – che avrebbe potuto generare una serie infinita di riflessioni interessanti. La regista dimostra comunque un talento indiscusso, e le cose che nel film si apprezzano sono merito suo: la bellissima sequenza iniziale; l’ambientazione in un Texas di provincia che pare la Louisiana del dopo Katrina (e in effetti il film è stato girato a New Orleans); le atmosfere notturne e misteriose; il rifiuto di un estetica modaiola in sede di montaggio. Detto questo, la storia manca di mordente e si sfilaccia presto, i personaggi sono poco approfonditi e troppo psicologicamente confusi, le diverse linee narrative sono accavallate senza grazia. E il finale non è un finale aperto: è troncato. Se l’obiettivo  – come qualche sostenitore ha affermato – era quello di fare del cinema “nuovo” che rifiutasse le convenzioni, si può dire che la Mann l’ha perseguito a metà. È il raro caso di un film in cui un’ottima regia viene penalizzata da una sceneggiatura mediocre. Tra gli attori, l’unico in forma è il sottovalutato Morgan. Per quanto riguarda i reparti tecnici, una menzione speciale alle musiche di Dickon Hinchliffe e alla fotografia di Stuart Dryburgh. Prodotto (ovviamente) da Michael Mann e presentato al festival di Venezia 2011, il film appare un pò come un’occasione sprecata.

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