Sfida Infernale

(My Darling Clementine)

Regia di John Ford

con Henry Fonda (Wyatt Earp), Victor Mature (John “Doc” Holliday), Linda Darnell (Chihuahua), Walter Brennan (vecchio Clanton), Ward Bond (Morgan Clanton), Cathy Downs (Clementine Carter), Tim Holt (Virgil Earp), Grant Withers (Ike Clanton), Alan Mowbray (Granville Thorndyke), Russell Simpson (John Simpson), John Ireland (Billy Clanton), Roy Roberts (Sindaco), Jane Darwell (Kate Nelson).

PAESE: USA 1946
GENERE: Western
DURATA: 93’

Tombstone, Arizona, 1882. Lo sceriffo Wyatt Earp, spalleggiato dal fratello Morgan e dal medico alcolizzato Doc Holliday, affronta a duello il clan dei Clanton, mandriani ladri di bestiame colpevoli di omicidio.

Terza trasposizione filmica sonora – dopo Frontier Marshall  di Lewis Seiler (1934) e Gli indomabili di Allan Dwan (1939) – di uno degli eventi più famosi della storia del West. La migliore, benché sia la più lontana dalla realtà storica. Qualche “errore”? Lo scontro avvenne nel 1881 e non nel 1882, i fratelli Earp non erano mandriani ma minatori, James e Virgil non furono uccisi dai Clanton (anzi, il secondo partecipò al duello), Doc Holliday (che non era un chirurgo ma un dentista) non morì nella sparatoria ma fu stroncato anni dopo dalla tisi, lo sceriffo era Virgil e non Wyatt, Clanton padre non partecipò al duello, nello schieramento dei “cattivi” c’erano anche membri della famiglia McLaury, il motivo della lotta non fu la vendetta ma una discordia “ideologica”; per finire, Wyatt Earp non era affatto un gentiluomo ma un ladro di cavalli, giocatore d’azzardo, sfruttatore di prostitute. Se da un lato queste incredibili discordanze sottolineano ancora una volta il rapporto burrascoso tra il West e la sua immediata, ricercata, dovuta “spettacolarizzazione” (purificata degli elementi più spiacevoli per non infrangerne l’aurea mitica), dall’altro rivelano le vere intenzioni di Ford: la sfida all’OK Corral gli serve come pretesto per puntare all’affresco di un’epoca. Ciò che interessa al regista è raccontare la quotidianità del vivere su una frontiera in continuo movimento, indugiando sui particolari, sui dettagli, su elementi non attinenti all’azione ma esaustivi per capire COME si viveva quando l’America era ancora un embrione imperfetto. “Vi affiora quell’arte della digressione di cui (Ford) diventerà maestro in vecchiaia” (M. Morandini).

Ogni personaggio viene privato del proprio status “storico” per aspirare all’allegoria: l’onesto Wyatt Earp, eroe ufficiale in quanto sceriffo, e il tormentato e malinconico Doc Holliday, eroe fuori dalle regole (outlaw hero) perché bandito, rappresentano le due anime del West, diversissime tra loro ma entrambe fondamentali per far nascere la civiltà; la differenza è che il primo capisce che è tempo di posare la pistola e di iniziare a costruire (in una sorta di “autoregolamentazione consapevole dell’uomo del west”), il secondo – forse perché appartenente ad una razza diversa di uomini – è incapace di adattare il proprio ruolo all’avvento di una nuova società. Non a caso Earp si innamora di una maestrina e Doc di una prostituta: Clementine rappresenta l’est civilizzato, Chihuahua incarna l’ovest selvaggio. Inoltre, lo sceriffo sopravvive allo scontro finale mentre il bandito muore: il futuro è esclusivamente per gli uomini come Earp, ma non si deve dimenticare che è grazie agli uomini come Doc che quel futuro è stato reso possibile. Questo passaggio “epocale” tra il vecchio e il nuovo è incarnato anche da altri elementi: si veda ad esempio il personaggio di Thorndyke, pittoresco attore teatrale che porta Shakespeare nel selvaggio west, o anche il fatto che a Tombstone si stia costruendo una chiesa: la frontiera vuole civilizzarsi, e gli uomini “duri e puri” come Doc difficilmente riusciranno ad integrarsi.

Al di là di alcuni elementi archetipici (come la moralità cristallina attribuita a Wyatt o il sacrificio dell’immigrata Chihuahua in favore dell’uomo bianco), Sfida Infernale è un film tutt’altro che classico: si pensi al largo spazio lasciato a psicologie e sentimenti a discapito dell’azione, o al suo barocchismo formale e scenografico, insolito per Ford. Ma barocca è anche la rappresentazione della violenza (si veda l’omicidio di Chihuahua, di un realismo inaudito per l’epoca), ben diversa da quella stilizzata e quasi irreale dei film precedenti. Paradossalmente, è proprio questa ricchezza di sfumature a fare di Sfida Infernale una pellicola “eterna” che non cede al passare degli anni (cosa che invece, purtroppo, accade ad Ombre rosse). Alla perfetta regia di Ford, che alterna come sempre esplosioni di violenza a parentesi idilliache, toni da commedia a toni tragici, si affiancano la fotografia contrastata e poetica di Joseph McDonald, il montaggio dinamico di Dorothy Spencer e le musiche indimenticabili di Cyril J. Mockridge, che scrisse anche il famosissimo pezzo che da il titolo al film. Ma perfetta è anche la sceneggiatura del produttore Samuel G. Engel con Winston Miller, basata su un libro biografico di Stuart N. Lake e su alcuni appunti dello stesso Earp (1848 – 1929), che negli anni ’20 fu contattato per collaborare ad un film sulla sua vita. La grande interpretazione di Fonda è adombrata soltanto da quella – straordinaria – di Victor Mature (vero nome: Vittorio Maturi): quando è in scena il secondo, il primo scompare. Il produttore Darryl F. Zanuck (Fox) compare nei titoli di testa come presenter, in quanto a pochi mesi dall’uscita del film ne curò una versione montata in modo diverso.  Girato nella Monument Valley. Più che un western, uno studio filologico e antropologico sulla vita nel west. Bellissimo.

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2 risposte a Sfida Infernale

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