The Killer

(喋血双雄 Die xue shuang xiong)Locandina

Regia di John Woo

con Chow Yun-Fat (Jeffrey Chow), Danny Lee (Ispettore Danny Lee), Sally Yeh (Jennie), Chu Kong (Sydney Fung), Kenneth Tsang (Randy Chang), Shingi Fui-On (Johnny Weng), Yip Wing-Cho (Tony Weng), Fan Wei Yee (Frank), Barry Wong (Ispettore capo Tu), Parkman Wong (Ispettore Chan).

PAESE: Hong Kong 1989
GENERE: Azione
DURATA: 111’

Jeffrey, killer di professione, decide di cambiare vita quando inizia a prendersi in cura di una cantante di night che ha reso involontariamente cieca durante una sparatoria. Ai suoi capi però il ritiro non piace, e decidono di farlo fuori. A dargli la caccia e infine ad aiutarlo, il giovane e idealista poliziotto Lee. Epica battaglia finale in una chiesa dove, dopo essere stato a sua volta ferito agli occhi, Jeffrey è costretto ad avviarsi ad una tragica fine.

Primo, grande film di Woo (anche sceneggiatore), che riprende – approfondendoli – i temi affrontati nel dittico A Better Tomorrow. Ispirato a Frank Costello faccia d’angelo (1967) di Jean-Pierre Melville, comincia come un noir, diventa un dramma d’azione amoroso e finisce con un elogio all’amicizia e alla morte come unica salvazione per i peccati. Unisce gli stereotipi dell’hard boiled americano (amicizia virile, professionismo, codice d’onore) all’approfondimento psicologico dei personaggi, l’azione violenta a momenti di quiete che sfiorano la poesia. La violenza, secca e iperrealista, è spesso efferata, ma non è mai fine a se stessa in quanto concepita come un balletto di morte che aspira continuamente ad una sanguigna e lirica eleganza visiva. Visto oggi appare francamente un po’ datato, ma si deve tener conto del fatto che lo spettatore medio è “anestetizzato” da 25 anni di prodotti americani che l’hanno spolpato e riproposto (per non dire plagiato) un numero infinito di volte. I film d’azione venuti dopo, con rarissime eccezioni, gli devono tutto. Idealista fino in fondo, Woo non teme di rappresentare il sentimento dell’amicizia in modi talvolta duri, talvolta teneri (i due protagonisti si chiamano tra loro Dumbo e Topolino), ed è talmente convinto di ciò che fa da attraversare con fierenzza anche qualche passo involontariamente ridicolo o eccessivamente mieloso. L’arcinota battaglia finale in chiesa, trionfo di premeditata inverosimiglianza anatomica e arcigna ed esasperata violenza fisica in stile Peckinpah, è un pezzo di grande cinema epico, corollato da un epilogo tanto pessimista quanto sconcertante ma dal forte valore simbolico. Raramente sullo schermo era stato inscenato così bene il rapporto tra un criminale e un poliziotto che si scoprono simili: dopo Woo, l’unico ad esserci riuscito è stato probabilmente Michael Mann col suo Heat – La sfida (in cui il rapporto tra De Niro e Al Pacino somiglia da vicino a quello tra Jeffrey e Li). Regia originale e assai distante dai canoni cui ci ha abituati Hollywood, interpreti (Yun-Fat su tutti) ineccepibili. Sembra strano, ma l’action movie di qualità, pur raro, esiste. Forse non è il miglior film di Woo, ma è un grande, grandissimo film. Il titolo originale significa letteralmente “due proiettili eroici”.

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