Lincoln

(Lincoln)lincoln

Regia di Steven Spielberg

con Daniel Day-Lewis (Abraham Lincoln), Sally Field (Mary Todd Lincoln), Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), Joseph Gordon-Levitt (Robert Todd Lincoln), David Strathairn (William H. Seward), Hal Holbrook (Francis Preston Blair), Michael Stuhlbarg (George Yeaman), Jared Harris (Ulysses S. Grant), James Spader (William N. Bilbo), Jackie Earle Haley (Alexander Stephens), John Hawkes (Robert Latham), Lee Pace (Fernando Wood).

PAESE: USA, India 2012
GENERE: Storico
DURATA: 150′

Da gennaio ad aprile 1865, gli ultimi quattro mesi di vita di Abraham Lincoln, 16esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Si raccontano i suoi sforzi sovrumani per ratificare il XIII emendamento della costituzione, quello che di fatto rendeva illegale la schiavitù dei neri.

Scritto da Tony Kushner basandosi sul romanzo Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln di Doris Kearns Goodwin, è un potente, emblematico, non agiografico ritratto di uno dei presidenti più amati della storia degli Stati Uniti. È la cronistoria di un trionfo della democrazia orchestrato da un uomo che, a ben vedere, non aveva nulla di democratico. Spielberg non dubita mai della bontà d’animo del suo Lincoln ma pone domande scomode: se il fine è sacrosanto come può essere il riconoscimento dell’uguaglianza tra gli uomini, si può affermare che esso giustifica i mezzi? A giudicarlo a posteriori, a guardare la Storia con la S maiuscola, a ben analizzare i traguardi ottenuti grazie a quella legge, chiaramente si. Ma per i contemporanei? In fin dei conti il presidente, per ottenere i voti necessari al passaggio dell’emendamento, fa esattamente ciò che fanno i politici odierni. Corrompe, promette cariche, addirittura mente: nega che il sud abbia mandato dei delegati per siglare la pace in quanto sa bene che, se il cessate il fuoco arrivasse PRIMA del voto sull’emendamento, esso non passerebbe (a molti politici non interessavano realmente i diritti dei neri, ma votarono si perchè l’approvazione del XIII avrebbe concluso la guerra). Per una cosa simile, oggi, gli avversari chiederebbero l’impeachment. Raramente il concetto di dialettica politica era stato raccontato così bene, raramente pubblico e privato si erano intersecati in maniera così significativa all’interno di un bio-pic (il punto più alto di questo rapporto è probabilmente la sequenza in montaggio alternato tra la votazione e il momento di gioco col figlio). Ma Spielberg azzecca anche un arguto e non facile parallelismo, quello tra politica e cinema: Lincoln usa sempre la storia (“una volta vidi un uomo che…”) per spiegare i concetti e farli arrivare a tutti, che è poi esattamente quello che fa Spielberg, quello che fa un regista. Senza nasconderne gli squilibri fisici – la camminata sconnessa, l’ingobbimento dettato dalla grande altezza (1 metro e 93) – Day-Lewis dona al suo Lincoln una grazia rara, quasi poetica. Le immancabili sbavature retoriche sono riscattate da un’innegabile lucidità di giudizio e da uno stile registico di alto livello. Come sempre nel cinema di Spielberg, fondamentale l’apporto dei (fidati) collaboratori: Janusz Kaminski (fotografia), Michael Kahn (montaggio), John Williams (musiche), Joanna Johnston (costumi), Rick Carter (scenografie), quest’ultimo premiato con l’Oscar insieme a Day-Lewis. Bellissimo il personaggio interpretato da Lee Jones. Da vedere.

Voto

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2 risposte a Lincoln

  1. Ivan ha detto:

    Film che come hai sottolineato bene si discosta dalla agiografia, aspetto in cui era invece incappato Eastwood con Invictus (in un raro scivolone). Lincoln lo vidi al cinema quando uscì e devo ammettere che mi sembrò un po’ troppo lento e appesantito nel dialogo, ma vorrei rivederlo per dare un giudizio più consapevole. Per esempio ho scoperto solo di recente che nel cast c’era James Spader, cosa che durante la visione non avevo notato. Finale stupendo…

    • nehovistecose ha detto:

      Si, Invictus più che agiografico mi è sembrato davvero troppo banalmente retorico… Lincoln l’ho trovato davvero magistrale…troppo parlato forse, ma in fin dei conti il tema è la dialettica in politica, quindi in fondo ci sta… 🙂

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