Il capitale umano

Regia di Paolo Virzì

con Fabrizio Bentivoglio (Dino Ossola), Valeria Bruni Tedeschi (Carla Bernaschi), Fabrizio Gifuni (Giovanni Bernaschi), Valeria Golino (Roberta Morelli), Matilde Gioli (Serena Ossola), Luigi Lo Cascio (Donato Russomanno), Bebo Storti (L’ispettore), Guglielmo Pinelli (Massimiliano Bernaschi), Giovanni Anzaldo (Luca Ambrosini), Gigio Alberti (Giampi), Silvia Cohen (Adriana Crosetti).

PAESE: Italia, Francia 2013
GENERE: Drammatico
DURATA: 110′

Brianza, giorni nostri. In una fredda notte d’inverno un ciclista viene investito da un fuoristrada. Chi c’era alla guida? Per conoscere la verità occorre tornare indietro di sei mesi e ricostruire le vicissitudini di due famiglie, legate dal fidanzamento dei figli: gli Ossola, esponenti della piccola borghesia imprenditorile, e i Bernaschi, ricchi investitori. Il capofamiglia dei primi tenta la fortuna facendo affari con i secondi, ma gli va male.

Dal romanzo di Stephen Amidon, adattato dal regista con Francesco Piccolo e Francesco Bruni trasportando la vicenda dal Connecticut alla Brianza, è forse il migliore e più maturo film di Virzì, che lascia da parte la commedia individuale e punta al dramma corale. Il risultato è un affresco sociale tanto realistico quanto desolante, in cui i centri commerciali vengono edificati sulle ceneri dei teatri, la giustizia non esiste e, come sottolinea la didascalia finale che svela il significato del titolo, è sempre tutto una questione di soldi, anche quando c’è di mezzo la morte. Pur virando verso il dramma Virzì non rinuncia alla consueta, lucida ironia, e mette in scena una crisi che prima ancora che economica è una crisi di valori, ben incarnata da un duo di personaggi – Dino Ossola e Giovanni Bernaschi – di raro squallore morale. Le tre donne sono migliori dei loro tre uomini (ai due sopra va aggiunto il viziato, insopportabile Bernaschi Jr.), e la loro unica colpa è quella di fidarsi troppo, di sopravvalutarli. Di volergli troppo bene. Film pessimista, dunque? Assolutamente, ma la fugace, memorabile inquadratura finale svela che forse non tutto è perduto. Sotto il vestito del giallo whodunit (chi è stato?), si cela una delle pellicole più politiche degli ultimi anni. Racconto fluido e preciso come un orologio svizzero, straordinaria capacità di sintesi, sapiente senso dello spazio dell’inquadratura. Preziosa fotografia di Jerome Almeras, ottimo commento musicale del solito Carlo Virzì e un cast semplicemente straordinario, diretto benissimo. Ha solo un difetto: il personaggio di Bentivoglio, ai limiti della caricatura, è significativo per ciò che rappresenta ma inadatto al realismo del resto del film. Ottima sorpresa la giovane Gioli. Sette David di Donatello (film, sceneggiatura, attrice protagonista a V.B. Tedeschi, attrice non protagonista a V. Golino, attore non protagonista a F. Gifuni, montaggio, sonoro) e sette Nastri d’Argento. Imperdibile.

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