Inside Out

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Regia di Pete Docter, Ronnie del Carmen

con le voci di Amy Poehler (Gioia), Phyllis Smith (Tristezza), Lewis Black (Rabbia), Bill Hader (Paura), Mindy Kaling (Disgusto), Kaitlin Dias (Riley Anderson), Diane Lane (mamma), Kyle MacLachlan (Papà) , Richard King (Bing Bong).

PAESE: USA 2015
GENERE: Animazione
DURATA: 94’

Nella testa di ognuno di noi ci sono cinque entità che governano le emozioni: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Nella testa della giovane Riley le prime due si perdono, rischiando di generare il disastro. Ma forse è soltanto l’inizio di un profondo cambiamento…

A raccontare la trama di questo 15esimo film della Disney Pixar, il terzo diretto da Docter dopo Monsters & Co. e Up (con Bob Peterson), si rischia di dire troppo o troppo poco. Basti sapere che si tratta di un originale, intelligente, educativo (e mai didattico) viaggio nella mente umana che nasce da una felice intuizione degli stessi Docter e del Carmen, ovvero quella che la nostra testa possa essere una sorta di astronave ipertecnologica governata da creaturine colorate – e di diversa forma – che gestiscono le emozioni. Film innovativo perché, nel raccontare in modo personalissimo l’arduo passaggio tra infanzia e adolescenza, riafferma l’importanza della tristezza, che con la gioia crea il maturo sentimento della nostalgia. Ovvero, insegna che crescere non significa rinunciare alle proprie emozioni, bensì mescolarle: via le tinte unite, benvenute le sfumature. Rispetto ad altri film Pixar il sottotesto “adulto” è più forte e, di conseguenza, meno comprensibile da parte degli spettatori più piccoli (come prenderanno la “fine” di uno dei personaggi principali?), ma mai come questa volta i diversi livelli si accavallano alla perfezione. Galleria di personaggi ricca e azzeccata, dialoghi perfetti, gag irresistibili e una serie di trovate (le cinque isole, la stanza del pensiero astratto, il treno dei pensieri, gli studios in cui si “girano” i sogni, i cinque personaggi analoghi nelle teste dei genitori) che lasciano a bocca aperta. L’animazione raggiunge livelli inarrivabili, ma la vera forza della Pixar resta la capacità di girare film universali, che ci riguardano tutti e che, genuinamente ma con serietà, sanno approcciarsi a questi difficili, non sempre GIOIOSI, tempi nostri. Oscar come miglior film d’animazione (l’ottavo della Pixar). Da non perdere i titoli di coda.

Voto

 

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