Giù la testa

Regia di Sergio Leonegiu_la_testa

con Rod Steiger (Juan Miranda), James Coburn (John Mallory), Romolo Valli (dottor Villega), Antoine Saint-John (colonnello Gunther Reza), Franco Graziosi (governatore Jaime), Rik Battaglia (Santerna), David Warbeck (Nolan), Vivienne Chandler (fidanzata di John), Goffredo Pistoni (padre di Juan), Corrado Solari (Napoleone), Maria Monti (passeggera), Jean Rougeul (il reverendo).

PAESE: Italia, Spagna, USA 1971
GENERE: Avventura
DURATA: 151’

Messico, 1913. Durante la rivoluzione, il bandito Juan Miranda cerca di sfruttare le doti del dinamitardo dell’IRA Mallory per rapinare una banca. Diventerà suo malgrado un eroe della rivoluzione, e guiderà la rivolta contro il governatore Jaime…

Per il suo penultimo film (l’ultimo, C’era una volta in America, uscirà ben 13 anni dopo) Leone abbandona l’ovest, si sposta nel Messico di Pancho Villa e firma la sua opera più esplicitamente politica, aperta da una citazione di Mao (“la rivoluzione non è un pranzo di gala”) e pregna di significati che ne fanno anche un apologo sul sessantotto (memorabile l’intro che rilegge la diligenza fordiana in odor di contestazione). Ingiustamente sottovalutato, considerato un Leone minore, è in realtà uno dei suoi prodotti più innovativi e attuali, tra quelli che meglio hanno superato la prova del tempo. La regia si fa meno compiaciuta, le dilatazioni temporali meno eccessive e il film ci guadagna in ritmo e scorrevolezza. Il primo piano non serve più a creare suspense, ma ad osservare da vicinissimo gli uomini sottolineandone le brutture fisiche e le discendenze scimmiesche. Politicamente scorretto, a tratti molto divertente, è anche e soprattutto un western crepuscolare che mette la parola fine alle epopee leoniane dei cowboy. Non a caso, l’eroe senza macchia e senza paura gira su una moto invece che su un cavallo. Leone lo aveva scritto per Sam Peckinpah, ma Steiger e Coburn (straordinari, il primo istrione senza freni e il secondo mirabilmente sotto le righe) insistettero affinché lo dirigesse lui. Scritto dal regista con Sergio Donati e Luciano Vincenzoni, montato da Nino Baragli, musicato dal solito Morricone con l’immortale tema Sean Sean. Il futuro regista Antonio Margheriti cura invece gli effetti speciali. Basterebbe un personaggio come quello del colonnello Gunther Reza per capire che Leone era almeno vent’anni in anticipo sulla nascita del pulp. Chapeau. La censura non permise alla produzione di chiamare il film Giù la testa, coglione come voleva il regista. Titolo americano: A fistful of Dynamite.
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