Veloce come il vento

(conosciuto anche col titolo internazionale Italian Race)

Regia di Matteo Rovere

con Matilda De Angelis (Giulia De Martino), Stefano Accorsi (Loris De Martino), Paolo Graziosi (Tonino), Lorenzo Gioielli (Ettore Minotti), Roberta Mattei (Annarella), Giulio Pugnaghi (Nico De Martino), Tatiana Luter (Eva).

PAESE: Italia 2016
GENERE: Drammatico, Sportivo
DURATA: 119′

A soli diciassette anni, Matilda De Angelis gareggia nel campionato italiano GT ed è a tutti gli effetti una giovane promessa. Quando il padre-manager muore, lei e il fratello minore sono costretti a riprendersi in casa il fratello maggiore Loris, ex pilota di rally tossicodipendente, cacciato di casa dieci anni prima dal padre…

Scritto dal regista con Francesca Manieri e Filippo Gravino (e ispirato lontanamente alla burrascosa esistenza del rallista Carlo Capone), è uno dei film più originali della stagione. Ambientato in una campagna emiliana che pare il profondo sud degli Stati Uniti, racconta il brivido del gareggiare come pochi altri. Al centro ci sono una famiglia sregolata decisamente lontana dagli stereotipi e una serie di temi – il dramma della tossicodipendenza, il disagio sociale e familiare italiano – trattati in maniera sincera, mai enfatica nè didattica. Le sequenze di corsa sono tre le migliori mai viste al cinema (LE migliori se ci si riferisce al solo cinema italiano), ma lo stile di Rovere colpisce soprattutto quando indugia sui momenti sospesi, sulle pause, sui silenzi. Lo aiutano, a questo proposito, le musiche funzionali di Andrea Farri e la fotografia ampollosa di Michele D’Attanasio. In questo sport movie girato come se fosse Blade Runner, si racconta che quello delle corse è uno degli ultimi mondi davvero meritocratici: non conta se sei donna, non conta la tua età (Matilde non ha nemmeno la patente!), il rispetto ce l’hai perché te lo sei guadagnato in pista, lottando alla pari con tutti gli altri. Uno dei migliori omaggi all’Emilia come terra di piloti (più del 50% dei piloti di auto e moto arriva da qui). Altri pregi sono il realismo recitativo, la sottile ironia, il coraggio di rivoltare gli stereotipi, la capacità di sorprendere non andando mai dove ci si aspetta. Accorsi, tornato al dialetto regionale degli esordi, è bravo ad andare sopra le righe senza sbracare nella macchietta, ma la scena gliela ruba spesso la giovane De Angelis (classe 1995). Un elogio agli ultimi (ai “disperati”, come recita la battuta migliore del film) come in Italia non se ne fanno più: bisogna sempre essere in qualche modo dei vincenti. Consigliato sia ai fan dei motori sia a chi non ha mai visto una gara. Sei David di Donatello strameritati: attore protagonista (Accorsi), fotografia, montaggio (Gianni Vezzosi), suono, effetti digitali, trucco (Luca Mazzoccoli).

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