Eraserhead – La mente che cancella

(Eraserhead)

Regia di David Lynch

con Jack Nance (Henry Spencer), Charlotte Stewart (Mary X), Allen Joseph (Bill X), Jeanne Bates (Mrs. X), Jean Lange (Nonna di Mary), Laurel Near (donna nel radiatore), Judith Anna Roberts (vicina di casa), Jack Fisk (l’uomo nel pianeta).

PAESE: USA 1977
GENERE: Grottesco
DURATA: 89’

Il tipografo Henry scopre che la fidanzata Mary è incinta. Il nascituro è un mostro con la testa di coniglio scuoiato che piange tutto il giorno. Nel termosifone della casa di Henry c’è un teatro in cui una donna deforme canta strane canzoni. Entrato nel teatro, Henry perde letteralmente la testa e il suo cervello finisce col diventare materiale per eraserhead, ovvero il gommino presente sulle matite. Risvegliatosi, uccide il mostruoso figliolo e ne viene inghiottito.

Primo film di Lynch, che lo definì “un sogno di avvenimenti oscuri e pericolosi”. Costato poche migliaia di dollari ma ben quattro anni di lavoro, è uno dei film più assurdi, folli e inquietanti dell’intera storia del cinema. Ha la struttura di un incubo e uno stile visivo che mescola abilmente espressionismo tedesco, surrealismo, avanguardie sovietiche, il tutto senza mai diventare di maniera e, anzi, riuscendo ad approdare ad un risultato che non somiglia a null’altro. I fan di Twin Peaks e Velluto blu impazziranno perché, pur in forme differenti, in Eraserhead c’è già tutto il Lynch che verrà. Più che un film, un’esperienza sensoriale sconvolgente, inquietante, insostenibile. E per certi versi inclassificabile e ingiudicabile. Può essere considerata opera d’arte un’opera che ha senso solo per chi l’ha concepita e, quindi, rinuncia all’elemento (fondamentale nell’arte) della “fruibilità”? Si, ma soltanto se si modifica il il concetto di “fruibile” dandogli un senso emozionale invece che narrativo. Si può sostenere che non conta per ciò che dice ma per come lo dice? Si, ma bisogna accettare la totale assenza non solo di una storia, bensì addirittura di un messaggio anche solo simbolico. Quali che siano le risposte, l’unica certezza è che è molto difficile restare indifferenti davanti a una cose del genere. Grande prova di Jack Nance (1943 – 1996) e dei direttori della fotografia Herbert Cardwell e Frederick Elmes. Il suo bianco e nero è qualcosa di davvero raro. Divenne un cult nei circuiti underground e nei cinema di mezzanotte. Sottotitolo italiano totalmente privo di senso.

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