C’eravamo tanto amati

Regia di Ettore Scola

con Nino Manfredi (Antonio), Vittorio Gassman (Gianni Perego), Stefano Satta Flores (Nicola Palumbo), Stefania Sandrelli (Luciana Zanon), Giovanna Ralli (Elide Catenacci), Aldo Fabrizi (Romolo Catenacci), Marcella Michelangeli (Gabriella Palumbo), Elena Fabrizi (la moglie di Romolo Catenacci), Luciano Bonanni (Torquato), Isa Barzizza (la proprietaria della pensione).

PAESE: Italia 1974
GENERE: Commedia
DURATA: 120′

Finita la guerra, combattuta come partigiani del medesimo battaglione, tre amici si incontrano saltuariamente nell’arco di una trentina d’anni. Antonio, portantino della croce rossa, non riesce a far carriera perché troppo sinistrorso ed è segretamente innamorato di Luciana; Gianni, avvocato, ha per un breve periodo una relazione con la stessa Luciana, ma presto sposa la figlia di un palazzinaro nostalgico del duce che lo assume come consigliere; Nicola, professore e critico cinematografico, abbandona il paesello e va a Roma in cerca di fortuna arrivando a partecipare a “Lascia o raddoppia”, ma l’incapacità di cedere al più piccolo compromesso lo porta all’isolamento sociale.

Scritto da Age & Scarpelli e Scola, è forse il film più celebre del regista avellinese trapiantato a Roma, “quello che resterà”. Le speranze, le battaglie e infine le delusioni della generazione che, forse più di qualunque altra, ha assistito nel giro di una trentina d’anni ad una serie di cambiamenti epocali della società italiana. Dalla resistenza agli anni di piombo, passando per l’illusione del boom. Gli si può rimproverare ciò che si vuole una certa meccanicità di fondo, alcuni personaggi (lo stesso Gianni) che spesso sembrano più maschere che simboli ma il film riesce ad essere un sapiente e sincero spaccato sociale che ancora oggi diverte, commuove, fa riflettere. Il senso dell’opera sta tutto nel dove parte (i tre amici partigiani) e nel dove arriva (le tre diverse strade intraprese): alla fine l’unico davvero coerente è Antonio, non tanto perché è ancora di sinistra quanto perché ha capito che la vera resistenza, oggi, è riuscire a vivere dignitosamente accontentandosi ma conservando i propri principi e la propria etica. È anche uno dei pochi film italiani a rompere la quarta parete in maniera non gratuita: per Scola ripercorrere la storia d’Italia significa ripercorrere la storia del cinema italiano. E infatti vi appaiono, nel ruolo di sé stessi, Vittorio De Sica (morto durante le riprese e a cui il film è dedicato), Ugo Gregoretti, Federico Fellini, Marcello Mastroianni (questi ultimi due in una magnifica ed irriverente ricostruzione della lavorazione de La dolce vita). C’è anche Mike Bongiorno. Attori perfetti e diretti benissimo. In colonna sonora spicca la struggente …e io ero Sandokan composta da Armando Trovajoli. Straordinario il finale in cui Antonio, Nicola e Luciana fuggono dalla villa di Gianni per evitargli la “vergogna” di ammettere di essere diventato ricco e, dunque, di avere tradito la causa. Da vedere.

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