Il giorno degli zombi

(Day of the Dead)

Regia di George A. Romero

con Lori Cardille (Sarah), Terry Alexander (John), Joseph Pilato (capitano Rhodes), Jarlath Conroy (William McDermott), Anthony Di Leo (Miguel Salazar), Philip G. Kellams (Miller), John Amplas (Fisher), Gary Howard Klar (Steel), Richard Liberty (Dottor Logan), Ralph Marrero (Rickles), Gregory Nicotero (Johnson), Howard Sherman (Bub).

PAESE: USA 1985
GENERE: Horror
DURATA: 104′

I morti viventi sono oramai i padroni della Terra. In un laboratorio nascosto nel sottosuolo un gruppo di scienziati cerca di capire se esiste una soluzione che scongiuri l’estinzione umana, ma il manipolo di militari che dovrebbe proteggerli diventa una minaccia più grande dgli zombi…

Terzo capitolo della saga romeriana sugli zombi dopo La notte dei morti viventi (1968) e Zombi (1978). Nel proseguire il suo discorso sulla violenza insita nella società USA, Romero – anche sceneggiatore – attacca con ferocia la mentalità bellicista/”rambista” (e maschilista) dell’America reaganiana, e attraverso la rappresentazione di un microcosmo di soldati e scienziati racconta ancora una volta la vocazione autodistruttiva dell’umanità. È l’episodio più scurrile e truculento, il più estremo nella continua disgregazione dei corpi; è un film pessimista – gli zombi si umanizzano e gli umani si disumanizzano, e sono questi ultimi quelli davvero pericolosi – ma non nichilista, rivoluzionario per come ribadisce quale sia la via da seguire per salvare quel che resta dell’umanità: ricominciare da zero. Come in Zombi, tra i superstiti ci sono una donna e un nero. Claustrofobico, pieno di tensione nonostante la monotonia dell’ambientazione sotterranea, ha un prologo da brividi e un finale ellittico che con coraggio scardina non solo il racconto classico, ma anche gli stereotipi sui film di zombi. Molto parlato, soffre di manicheismo nella troppo netta divisione tra buoni e cattivi (i soldati sono tutti cattivissimi, sleali, stupidi), ma rimane un gran film, la degna conclusione di una trilogia che nel 2005 è diventata inaspettatamente una quadrilogia e poi un’esalogia. Interessante anche la riflessione sui rischi della scienza. La figura femminile, che ne La notte era passiva ai limiti dell’inutilità, è diventata il fulcro del racconto. Altra scelta coraggiosa, oltre che azzeccata. Da vedere, ma astenersi stomaci deboli.

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